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Arte e cultura

9 novembre ‘89: il Muro cade

Sono trascorsi 20’anni dal crollo del Muro di Berlino. Un evento storico, oltre che simbolico: terminava la Guerra Fredda, la Germania poteva riunificarsi, emergevano tutte le difficoltà del Comunismo come sistema di governo. Ecco la rievocazione di quei giorni.
di Luca Caruso
9 novembre 2009 17:39

Più di 155 km, simbolo della divisione ideologica, della sofferenza umana, dell’incomprensione politica, emblema della tirannia comunista, il Muro rimane una ferita costantemente aperta nella storia recente, e non solo europea. Su di esso si concentrarono infatti tensioni e contese postbelliche di portata planetaria, rendendolo uno dei nervi scoperti della Cortina di ferro, uno dei contrassegni più crudeli della Guerra Fredda. Benedetto XVI, Pontefice tedesco, lo ha di recente additato quale “simbolo eloquente della fine dei regimi totalitari comunisti dell’Est europeo”.

La mattina del 10 novembre 1989, in preda a una gioia furiosa, il maestro Mstislav Rostropovich, uno dei più grandi musicisti del ‘900, suonava sotto al Muro di Berlino, durante il suo abbattimento. La sera precedente, mentre si trovava a Parigi, il violoncellista aveva ricevuto la telefonata di un amico, che lo invitava ad accendere il televisore, ove venivano trasmesse in diretta le immagini destinate alla storia del crollo del Muro. E, preso un aereo la mattina seguente, Rostropovich si era precipitato “a suonare affinché Dio mi ascoltasse, direttamente dal Muro di Berlino. Una specie di preghiera di ringraziamento a Dio”. Nella sua vita, il Muro aveva assunto “il ruolo di una cicatrice sul cuore”, uno spartiacque tra quel ch’era accaduto prima e quanto era conseguito alla cacciata dall’Unione Sovietica.

“Queste due vite non si sono mai riunite. Quando ho visto che buttavano giù il Muro di Berlino ho pensato che finalmente avrei potuto avere la speranza che queste due parti della mia vita potessero ricongiungersi. E davvero, dopo quel giorno, le mie due vite si sono riunite”. Inno a Dio e al contempo requiem per il Muro e per la Guerra Fredda. La storia del Muro. La conferenza di Yalta del 1945 aveva sancito la divisione della Germania tutta, come della città di Berlino, in quattro settori controllati da Stati Uniti d’America, Unione Sovietica, Francia e Regno Unito. L’Urss presidiava la parte più estesa della città, e la porzione di nazione ribattezzata Germania Est. Gli altri tre blocchi, quelli occidentali, presero invece il nome di Germania dell’Ovest. Inizialmente era consentita ai cittadini di Berlino la circolazione tra tutti i settori della città, ma via via le restrizioni aumentarono. Negli anni ‘50, inoltre, la Germania occidentale aveva assistito a un fortissimo boom. La Germania dell’Est faticava invece a riprendersi, cosicché i settori occidentali di Berlino rivestirono un’attrattiva sempre crescente per i cittadini della parte orientale. Tra il 1949 e il 1961, pertanto, circa due milioni e mezzo di tedeschi dell’est passarono ad ovest. Finché, al fine di arginare questa fuga dalla dittatura, il regime comunista avviò la costruzione di un muro attorno ai tre settori occidentali della città, nella notte tra il 12 e il 13 agosto del 1961.

Dapprima questo blocco consisteva di filo spinato, ma già dal 15 del mese iniziarono ad essere eretti degli elementi prefabbricati in cemento e pietra, fino a quando Berlino ovest divenne un’isola rinchiusa all’interno dei territori orientali. Il Muro separava per sempre famiglie, amicizie, affetti, legami: all’incredulità iniziale subentrò la disperazione. Cosicché divenne ben presto la rappresentazione fisica della Cortina di ferro che tranciava in due l’Europa durante la Guerra Fredda. In tutta la Germania il confine tra est e ovest divenne ben presto una trappola mortale.

I soldati avevano ricevuto l’ordine di sparare su chiunque tentasse di varcare la zona di confine, attrezzata negli anni con dei macchinari sempre più terrificanti, come mine antiuomo, filo spinato alimentato con corrente ad alta tensione e perfino degli impianti programmati per sparare automaticamente su tutto quello che si muoveva nella cosiddetta ‘striscia della morte’, cioè l’interstizio tra il Muro e una seconda barriera costruita in seguito all’interno della frontiera. Facevano da contorno trincee anticarro, recinzioni, filo spinato e oltre 300 torri di guardia presidiate da cecchini armati.

Per 5000 tentativi di fuga coronati da successo, nell’arco dei 28 anni di esistenza del Muro persero la vita un numero imprecisato di individui, stimabile intorno ai 200. Fin da principio apparve chiaro che ai cittadini dell’Est doveva essere impedito di passare a Berlino Ovest e, di conseguenza, nella Germania dell’Ovest. “Se dovete sparare – dichiarava ancora nel 1989 il Ministro per la Sicurezza della Repubblica Democratica Tedesca – fate in modo che la persona in questione non vada via ma rimanga con noi”. Negli anni ‘60 e ‘70, effettivamente, anche la DDR attraversò un boom economico, mentre i tedeschi si rassegnavano alla divisione. L’abbattimento.

Con gli anni ‘80 gli assetti mutarono. E, dopo lo smantellamento delle restrizioni al confine con l’Austria da parte dell’Ungheria (23 agosto 1989), il Muro divenne inutile, dato l’esodo di tedeschi dalla DDR attraverso l’Ungheria stessa. Le dimostrazioni di massa contro il governo della Germania Est iniziarono nell’autunno del 1989. Il 9 novembre, infine, dopo diverse settimane di disordini pubblici, il governo della Germania Est annunciò che le visite in Germania e Berlino Ovest sarebbero state permesse. Conseguentemente a questo proclama, decine di migliaia di berlinesi dell’Est si precipitarono per le strade, inondando i checkpoint e chiedendo di entrare in Berlino Ovest. Una moltitudine di cittadini dell’Est si arrampicò sul muro e lo superò, per raggiungere gli abitanti della Germania Ovest, in un’atmosfera festosa.

Le guardie furono costrette ad aprire i passaggi, non eseguendo nessun controllo sull’identità. I bar vicini al Muro iniziarono a offrire birra gratis per tutti. Il 9 novembre è pertanto considerata la data storica della caduta del Muro. Durante le settimane successive, piccole parti di esso furono portate via dalla folla e dai cercatori di souvenir. In seguito fu usato dell’equipaggiamento industriale per rimuovere quasi tutto quello che era rimasto. L’evento venne festeggiato il luglio seguente con il mega concerto di Roger Waters (ex bassista dei Pink Floyd) e l’esecuzione di The Wall dal vivo.

La caduta del Muro di Berlino aprì la strada per la riunificazione tedesca, formalmente conclusa il 3 ottobre 1990, quando si ricostituirono i cinque stati federali della Repubblica Democratica Tedesca, aderendo alla Repubblica Federale di Germania (Germania Ovest). L’area di applicazione del Grundgesetz (Legge fondamentale, l’equivalente tedesco della Costituzione) fu allora ampliata, includendoli. Si sarebbe potuto scrivere una nuova costituzione per la Germania unificata. Si optò per la scelta più semplice, che comportò tuttavia tra i tedeschi dell’est un diffuso sentimento di ‘occupazione’ e di ‘annessione’ alla vecchia Repubblica federale.

Oggi non rimane molto del Muro. Solo alcuni punti furono mantenuti come monumento, nella duplice accezione latina di quel che deve ‘manere et monere’, rimanere ed ammonire. I blocchi di cemento furono distrutti ed utilizzati per la costruzione di strade. Alcuni, invece, furono messi all’asta. Brandelli di Muro sono oggi diffusi e custoditi in tutto il mondo, memoria storica e triste monito alle generazioni presenti e future, perché non venga mai negato il valore della democrazia e della libertà.

In altri punti della città è possibile invece trovare parti di Muro note per i loro murales, opera di migliaia di artisti, ignoti o conosciuti. Il più famoso di essi è quello che raffigura il bacio tra i due leader comunisti Erich Honecker e Leonid Brežnev, tedesco il primo, russo il secondo. La East Side Gallery, un tratto lungo più di un km che fu dipinto subito dopo il crollo, è stata definita la più grande galleria di pittura all’aria aperta del mondo. Voci contrastanti.

Mentre si festeggia il ventennale della caduta, evento simbolo per la liberazione dei Paesi oppressi e auspicio di democrazia per le popolazioni tuttora soggette al totalitarismo, si registrano però delle voci controcorrente. Oltre la metà dei tedeschi ha espresso infatti forte insoddisfazione per come procede la situazione nella loro patria riunificata. Un sondaggio dell’istituto Forsa per conto del quotidiano ‘Berliner Zeitung’ afferma che il 51% dei cittadini tedesco-orientali sostiene di essere stato meglio ai tempi del Muro, quando la Germania socialista era ancora uno stato sovrano disgiunto dal fratello occidentale e capitalista di Bonn. Sentimenti analoghi si registrano anche tra i tedeschi occidentali, che sposano al 60% questa tesi. Sintomo indubbio di un Paese ancora diviso e insicuro, scisso tra una difficile rielaborazione storica del passato e insoddisfatto dall’attuale gestione politica.

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