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Esteri

Corea del Nord: il nucleare torna a minacciare il mondo

Il 25 Maggio la Corea del Nord avrebbe portato a termine il suo secondo test nucleare, dopo quello effettuato nel 2006. La condanna da parte dell’Occidente è stata unanime, e anche la Cina si è affrettata a puntare il dito contro l’iniziativa nordcoreana. La minaccia proveniente dall’Oriente diventa ancora più grande, con Nord Corea, Pakistan e Iran mal disposte ad abbandonare i loro programmi nucleari.
di Ilaria Parogni
5 giugno 2009 16:17

Secondo l’agenzia sudcoreana Yonhap, alle 9.54 del mattino, ora locale, attività sismica superficiale sarebbe stata registrata nell’area di Poogkye-ri, nella provincia settentrionale di Hamkyong. Il terremoto sarebbe stato il primo segnale della portata a termine del secondo test nucleare effettuato dalla Corea del Nord. Il Ministero della Difesa russa ha dichiarato che la portata della testata esplosa sarebbe di potenza da dieci a venti Kilotoni. L’esplosione nucleare sarebbe stata seguita dal lancio di due missili a corto raggio sulla costa orientale.

L’agenzia statale di Pyongyang, capitale della Corea del Nord, ha diffuso la versione delle autorità del partito di governo Fronte Democratico per la Riunificazione della Patria. “Il corrente test nucleare è stato condotto in sicurezza, su un nuovo e più elevato livello per quanto concerne il suo potere esplosivo e la tecnologia impiegata” è stato annunciato. “Il risultato del test è servito in maniera soddisfacente a determinare i problemi scientifici e tecnologici intrisici all’aumento del potere delle armi nucleari … Il test contribuirà alla difesa del potere sovrano del paese, della nazione e del socialismo e ad assicurare pace e sicurezza nella Penisola Coreana e nella regione che la circonda”.
La notizia dell’esplosione della testata nucleare non arriva del tutto inaspettata. La Corea del Sud e del Nord, dopotutto, sono tecnicamente ancora in stato di guerra tra di loro, visto che non è stato firmato alcun trattato di pace a conclusione del conflitto tra il 1950 e il 1953. La comunista Corea del Nord, per questo motivo, si avvarrebbe del presunto diritto a una propria potenza nucleare come deterrente nei confronti della Corea del Sud, che riceve il supporto dei Paesi occidentali e, soprattutto, degli Stati Uniti.
 
Un precedente test nucleare sotterraneo, di portata minore, è stato effettuato nell’Ottobre del 2006. I profondi problemi economici del Paese, comunque, hanno prevalso sulla linea di condotta della Corea del Nord e rallentato il suo programma. Con un tasso di crescita economica in negativo (- 2.3%) e un PIL pro-capite di soli $1,700, la promessa di aiuto economico in cambio della chiusura dei propri reattori nucleari da parte degli Stati Uniti è sembrata piuttosto allettante. Nel Febbraio del 2007 Pyongyang ha aderito formalmente a un accordo che garantiva olio combustibile in cambio della sospensione del programma nucleare. Nel 2008 il Paese è stato rimosso dalla lista dei Paesi che supportano il terrorismo.

La situazione sembra, tuttavia, essere cambiata da quando il conservatore Lee Myung-bak è stato eletto presidente della Corea del Sud. Myung-bak si sarebbe rifiutato di continuare a fornire aiuto economico incondizionato alla Corea del Nord: le condizioni per stimolare il dialogo risiederebbero nella capacità di quest’ultima di riformare la sua economia. Tale cambio di rotta rispetto alla “sunshine policy”, o “politica della luce del sole”, iniziata dai suoi predecessori per stimolare una pacifica cooperazione tra i due paesi in vista di un’eventuale futura riunificazione, ha contaminato l’atmosfera. Il punto di non ritorno sembra sia stato raggiunto il 27 Maggio, poco dopo l’esplosione nucleare, quando la Corea del Nord ha comunicato la fine dell’armistizio firmato nel 1953 e ha minacciato guerra nel caso in cui Seul decida di ispezionare la flotta nordcoreana in cerca di armi di distruzione di massa. La decisione seguirebbe l’iniziativa da parte della Corea del Sud di aumentare le pattuglie di guardia al confine e di sottoscrivere l’Iniziativa di Sicurezza della Proliferazione, con cui si impegna nella battaglia contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa.

Sembra che uno dei motivi dietro la decisione di Kim Jong-il, leader della Corea del Nord, di riprendere il programma nucleare, vi sarebbe la necessità di dimostrare che il partito unico comunista mantiene ancora le redini del Paese, soprattutto a seguito di speculazioni che lo vorrebbero pronto a ritirarsi e a cedere il potere a uno dei suoi tre figli. Questo sarebbe il motivo per il quale in Aprile Pyongyang avrebbe ordinato il lancio di alcuni missili a lungo raggio. In quell’occasione Pyongyang ha dichiarato che il lancio era mirato all’installazione di un satellite in orbita, ma molti hanno interpretato l’episodio come un tentativo di testare Taepodong-2 missili a lungo raggio che sarebbero in grado di raggiungere gli Stati Uniti. La condanna da parte degli Stati Uniti ha scatenato la reazione della Corea del Nord, che ha minacciato di riavviare il programma nucleare per settimane.

La condanna internazionale è stata quasi unanime, ovviamente con le dovute eccezioni di Iran e Pakistan. La notizia del test nucleare ha spinto i Paesi membri dell’ONU a riunire una sessione di emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. "La Corea del Nord sta sfidando direttamente e in modo sconsiderato la comunità internazionale" ha commentato Barack Obama, presidente degli Stati Uniti. Il primo ministro britannico Gordon Brown ha definito la corrente situazione “un pericolo per il mondo”. Anche la Cina si è affrettata a condannare l’esplosione della testata nucleare. Il risultato delle critiche è stato l’espulsione dal Paese dei gruppi internazionali incaricati di monitorare la situazione in Corea del Nord e l’uscita dalle contrattazioni a sei che avevano visto diversi paesi (USA, Cina, Russia, CDS, CDS e Giappone) impegnati a convincere il paese a rinunciare il suo programma nucleare in cambio di maggiore supporto economico e finanziario. A quanto pare tempi duri sembrano prospettarsi nella lotta contro il nucleare.

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