Elezioni europee: caccia agli impresentabili
Le elezioni europee sono cominciate giovedì 5 giugno con l’apertura dei seggi in Olanda e in Gran Bretagna. Gli scrutini inizieranno domenica sera quando tutti i 27 Paesi dell’Ue avranno chiuso le urne. Ma quali sono i candidati italiani che non avrebbero dovuto presentarsi?
di Francesca Benedetti 6 giugno 2009 15:39
Le elezioni europee hanno preso il via. Giovedì 5 giugno alle 7,30 si sono aperti i seggi in Olanda e, mezz’ora dopo, anche in Gran Bretagna il sei sarà la volta dell’Italia. Le elezioni per il Parlamento di Strasburgo si svolgeranno infatti tra il 4 e il 7 giugno. Gli scrutini inizieranno domenica sera, a partire dalle 22, quando tutti i Paesi avranno chiuso le urne. Da sempre, le elezioni europee, sono vissute dalle formazioni politiche italiane come uno strumento per misurare i rapporti di forza tra maggioranza e opposizione. Passa in secondo piano la sostanza delle consultazioni: eleggere i rappresentanti italiani del parlamento europeo, unico organo dell’Europa eletto direttamente dal popolo. I politici italiani hanno impostato le elezioni per l’Europarlamento come una sorta di sondaggio politico per misurare la forza dei partiti di governo e di opposizione in una fase intermedia tra un’elezione legislativa e l’altra.
In questo tipo di elezione la percentuale di affluenza alle urne è sempre molto bassa e i politici italiani non fanno molto per incoraggiare al voto. Basti pensare alle liste di candidati presentate dalle diverse coalizioni. Molti partiti, tra cui PDL, Lega Nord e Italia dei Valori, mettono in lista leader e altri candidati ineleggibili in partenza perché ricoprono cariche incompatibili con quella di eurodeputato. Le candidature “fittizie” di Berlusconi, di Di Pietro e di Bossi hanno scatenato le critiche di Franceschini che li ha accusati di “prendere in giro” gli elettori poiché, una volta eletti, saranno costretti a rinunciare immediatamente al mandato di europarlamentare. Particolarmente aspro è stato lo scambio di opinioni con il leader dell’Italia dei valori, accusato dal segretario del Pd di essersi fatto contagiare dal “virus berlusconiano” e di imitare “l’imbroglio del premier”.
A questi si aggiungono i candidati, di destra come di sinistra, che hanno avuto o che continuano ad avere problemi con la giustizia. Per citarne i più noti, tra i candidati del PDL troviamo Clemente Mastella, tutt’ora indagato, che presentò le sue dimissioni come guardasigilli del precedente governo Prodi in seguito all’inchiesta giudiziaria nella quale erano stati coinvolti sia lui che sua moglie, e Vito Bonsignore, condannato nel 1996 a due anni per tentata corruzione per gli appalti del nuovo ospedale di Asti. Tra quelli del PD Andrea Cozzolino, assessore alle attività produttive della regione Campania, perquisito e indagato per tangenti nei giorni del suo sì alla candidatura alle europee.
Nella lista della Lega tra le persone che hanno avuto guai con la giustizia, oltre a Umberto Bossi, troviamo Mario Borghezio condannato a 2 anni e 20 mesi per incendio aggravato con finalità di discriminazione xenofoba, provocato dalle ronde da lui capitanate, a danno di alcune baracche di immigrati romeni. Per quanto riguarda le altre liste possiamo citare Vittorio Sgarbi, condannato a 6 mesi e 10 giorni per truffa aggravata e continuata e falso ai danni dello Stato e Francesco Storace, ex presidente della regione Lazio oggi indagato per accesso abusivo ai sistemi informatici. Il comune e generale disinteresse per le elezioni europee e i candidati “ineleggibili” presentati dai partiti politici italiani rendono concreto il pericolo di astensione alle urne.



