Iscrizione Periodicamente

Iscriviti subito a Periodicamente.it
È gratuito e ti occorreranno pochi secondi!

nuovo settimanale di approfondimento online leggi

Politica

Europee e amministrative: inizia il risiko delle alleanze

I risultati delle elezioni europee danno il via ad una nuova stagione di accordi tra i vari gruppi politici che sono entrati in nell’europarlamento. Allem amministrative, invece, continua la crisi di consenso per il pd, mentre il pdl soffre inevitabilmente il caso Noemi ed il forte astensionismo, soprattutto nel sud.
di Alessandro Valentini
17 giugno 2009 20:44

Nel nuovo Parlamento europeo il gioco delle alleanze si prepara a essere più complesso di quanto sia stato nella legislatura precedente, anche se a prima vista non cambia molto: i Popolari europei (PPE) si confermano primo gruppo parlamentare con 264 dei 736 seggi, i Socialisti (PSE) se ne aggiudicano 161, 38 in meno che nel precedente quinquennio, i Liberali (ALDE) e la Sinistra (GUE) grossomodo riconfermano entrambi il loro peso politico. Se le sinistre europee sembrano soffrire per l’inadeguatezza delle loro ricette per fronteggiare la crisi economica e più in generale per l’incapacità di rinnovamento della proposta politica socialdemocratica, pagando il dazio maggiore ove esse sono al governo (vedi i tonfi eclatanti di Zapatero e Brown), al contrario le forze di centro e di centrodestra al governo tengono tutte, a eccezione del partito del premier conservatore greco Karamanlis, contribuendo al risultato di un emiciclo decisamente spostato a destra.

Difatti, se a sinistra la novità è stata la crescita consistente dei Verdi grazie a un successo ottenuto su tutto il continente, (risalta il boom dei Verdi francesi che, capitanati dal combattivo Cohn- Bendit, sono risultati essere terzo partito in Francia), a destra il dato di novità è ancor più prorompente ed è la sempre più folta rappresentanza di eletti in liste di movimenti nazionalisti o di estrema destra. Stranamente, di queste due affermazioni avvenute un po’ ovunque, nel nostro paese non c’è traccia. Il responso delle urne in Italia, in questo quadro complessivo, vede una tenuta del Pd rispetto alle altre forze socialiste europee e una piccola frenata del Pdl. I due partiti maggiori perdono peso relativo nei confronti dei due rispettivi alleati naturali, entrambi radicalizzati su alcune questioni sempre calde nel nostro attuale scenario politico: la sicurezza per la Lega e la giustizia per l’Idv.

I due partiti di derivazione comunista, più i Radicali e l’alleanza Mpa-La Destra rappresentano insieme quasi 3 milioni e mezzo di cittadini, ma non manderanno a Strasburgo alcun deputato. Viene da chiedersi se lo sbarramento al 4% non sia eccessivo per una competizione elettorale che non deve esprimere stabili maggioranze di governo quanto piuttosto i rappresentanti dei cittadini presso un Parlamento sovranazionale; a onor del vero va però detto che, con pochissime eccezioni, in quasi nessun paese europeo sono stati eletti deputati da liste che hanno ottenuto meno del 4%. Una legge elettorale unica europea per le elezioni dell’Europarlamento metterebbe comunque al riparo da sperequazioni di rappresentatività.

La bassissima affluenza della circoscrizione estero fa riflettere: dei circa 1.200.000 italiani che risiedono in altri Stati membri, ha votato solo il 7,3 % , cioè circa 88.500 connazionali. Interessante analizzare il trend del voto degli italiani all’estero: nelle due competizioni elettorali europee tenutesi negli anni 80’, le percentuali di affluenza si attestavano attorno al 40% , nelle due degli anni 90’ attorno al 17% , e a quasi l’11% nel 2004. E questo mano a mano che l’integrazione europea ed anche le decisioni del Parlamento di Strasburgo crescevano in centralità e influenza nella vita di tutti, e soprattutto nella loro. Difficile quindi attribuire la crescente apatia di questi elettori italiani a un disconoscimento dell’importanza delle Istituzioni europee , quanto non piuttosto a una più probabile disaffezione verso la classe politica italiana, percepita forse lontana o poco decifrabile.

Aspettando il responso dei ballottaggi, il risultato parziale di questa tornata di amministrative mostra un inconfutabile predominio del Pdl al Nord e al Sud, ed anche in Province e Comuni del Centro da sempre retaggio del centrosinistra. Per esso però, più che il rumoroso insuccesso in aree tradizionalmente favorevoli, è forse più grave il complessivo esito deludente nella tornata amministrativa, dove storicamente la Sinistra ha ottenuto molti dei suoi risultati migliori. Come se stesse andando perdendosi il suo storico patrimonio di conoscenza ed esperienza nell’amministrazione locale, fatta di capacità di ascolto e di dialogo con le voci provenienti dalle varie componenti sociali presenti su tutto il territorio : proprio quello che sta sempre più diventando il punto di forza di un partito come la Lega.

Un piccolo “effetto-Noemi”? Poiché ove si votava per un candidato al Comune e alla Provincia il Pdl è andato meglio rispetto alle Europee, per le quali invece Berlusconi ha incentrato su di sé la campagna elettorale del proprio partito, è lecito sospettare che il Pdl potrebbe non aver sfondato proprio per la perdita di consensi verso la figura del Premier, a seguito delle note vicende personali che hanno monopolizzato i media nelle ultime settimane. Ed è altrettanto lecito supporre che chi da questi fatti si possa essere fatto influenzare possa aver optato per l’astensione, più alta del solito, o per un voto alla Lega nel Nord Italia o all’Udc nel centro-sud, entrambi usciti rafforzati dalle urne.

Per il Pd invece non si può non parlare di una crisi di consensi che continua e si aggrava, e di certo qualche eventuale successo importante nei prossimi ballottaggi non ridimensionerà l’attuale e persistente momento di difficoltà. Tra le altre cose occorrerà anche rivedere i rapporti e la politica delle alleanze con le altre forze di opposizione, visto che il bacino elettorale potenziale c’è: la somma dei votanti che alle Europee non hanno voluto premiare Berlusconi è data dal 43% complessivo del centrosinistra e della sinistra e dal 6,5% dell’Udc. Sostanzialmente metà dell’elettorato. A dimostrazione che l’Italia è spaccata a metà....come al solito.

 

aggiungi a de.licio.us de.licio.us aggiungi a google bookmarksgoogle bookmarks aggiungi a ok/nook/no diggitdiggit stampa documentostampa invia documento invia
0 Commenti     Commenta l'articolo

Ads