Gb, è bufera sui rimborsi spese
Tre settimane fa il quotidiano conservatore Daily Telegraph ha rivelato le spese gonfiate di più di 400 deputati ed i tre partiti principali britannici hanno dovuto affrontare l’ira e la sfiducia dell’elettorato.Numerosi deputati sono stati messi in discussione e molte teste sono cadute. Con le elezioni locali Europee alle porte si cerca una soluzione che possa limitare la fuga dei voti verso i partiti minori.
di Laura de Bonfils 29 maggio 2009 10:45
LONDRA - Sono passate ormai tre settimane dallo scandalo sui rimbrosi spese gonfiati dai deputati fatto scoppiare dal quotidiano britannico conservatore Daily Telegraph, ma la bufera non si placa. I giornali si chiedono ancora come possano fare i partiti a riconquistare la fiducia dell’elettorato, ed i sondaggi danno i tre partiti principali ad un gradimento sempre più basso. Ogni giorno il Telegraph continua a rivelare dettagli sui rimborsi e nel frattempo continuano a cadere teste importanti e secondo studi saranno molte le facce nuove a presentarsi alle prossime elezioni politiche. Lo scandalo infatti ha imbarazzato molti rappresentanti del parlamento di ogni schieramento politico, tra i quali anche il premier Gordon Brown in persona. Secondo una ricerca pubblicata dal Sunday Times lo scandalo, che ha scosso il parlamento britannico, porterà con le prossime elezioni politiche una ventata di novità. Secondo lo studio condotto dal professor Colin Rallings, direttore del centro elettorale dell’universita’ di Plymouth, almeno 325 deputati sui 646 della camera dei Comuni britannica non siederanno più al loro posto dopo le prossime elezioni politiche. Questo numero sarà il risultato di dimissioni forzate, pensionamenti e sconfitte alle urne.
Sotto i colpi della campagna del Daily Telegraph, impossessatosi dei documenti sui rimborsi dei parlamentari, sono finiti più di 400 deputati di tutti gli schieramenti ed alcuni di loro sono stati costretti alle dimissioni. La prima testa a cadere è stata quella di Michael Martin, presidente della Camera dei Comuni, la terza carica più autorevole del Regno Unito dopo la Regina e il primo ministro, che, pur non essendo stato toccato in prima persona dallo scandalo, il 19 maggio scorso ha annunciato che il prossimo 21 giugno lascerà il suo incarico. Lasciando, per la prima volta dopo più di 300 anni, ai deputati il compito di scegliere il suo successore il giorno seguente. A far perdere il posto allo speaker, così si chiama in Gran Bretagna il presidente della camera dei Comuni, è stata l’accusa mossa nei suoi confronti, di essersi mostrato più preoccupato dal fatto che il Daily Telegraph fosse entrato in possesso dei documenti sui rimborsi e che li stesse pubblicando, che dalla necessità di far luce sullo scandalo. Era stato proprio lo speaker, infatti, a chiedere a Scotland Yard di aprire un’indagine su come il giornale era entrato in possesso dei documenti e a lanciarsi contro i parlamentari che si erano pronunciati contro un intervento della polizia in questo senso. Molti però vedevano nella richiesta da parte degli parlamentari delle dimissioni dello spealer la ricerca di un capro espiatorio che potesse calmare le acque: ma la bufera è continuata e c’è chi ha perfino avanzato la richiesta di elezioni anticipate.
Durante la pubblicazione dei file sui rimborsi spese Il dito è stato puntato anche contro altri deputati: tra i laburisti è stato costretto alle dimissioni il sottosegretario alla giustizia Shahid Malik, mentre Elliot Morley e David Chaytor sono stati sospesi dal parlamento, per essersi fatti rimborsare un mutuo già precedentemente estinto. Tra i conservatori invece è saltata la testa di Andrew Mackay, aiuto parlamentare di David Cameron accusato insieme alla moglie Julie Kirkbride, anche essa deputato Tory, di aver chiesto l’indennità sulla seconda casa per due proprietà. L’ex sottosegretario Douglas Hogg ha dichirato invece che non si ricandiderà alle prossime elezioni e restituirà ai contribuenti le 2.200 sterline fattesi rimborsare per la pulitura di un fossato attorno alla sua villa, e 14.500 sterline per la governante.
Si è invece dimesso il Peter Viggers, deputato conservatore, su richiesta del leader David Cameron, dopo che è emerso che si è fatto rimborsare dai contribuenti una ’’isola per le papere’’ nel laghetto della sua villa, il cui costo, 1.645 sterline, è stato inserito nell’ambito di spese per giardinaggio per 30.000. Anche Anthony Steen e Nicholas e Ann Winterton hanno annunciato che non si ricandideranno. Ma quotidianamente finiscono nel mirino del Telegraph, e poi degli altri giornali, anche altri ministri e deputati, nonostante molti abbiano deciso di restituire i soldi. Tra questi ricordiamo il vice-speaker dei Comuni Alan Haslehurst che si è fatto rimborsare 142.000 sterline per la sua casa di campagna in cinque anni e 12.000 per spese di giardinaggio. L’ex ministro ombra dell’Interno David Davies ha fatto ripagare ai contribuenti la costruzione di un portico nella sua casa dello Yorkshire: 5.700 sterline. Sotto accusa anche due ministri del governo Brown, James Purnell (Lavoro) e Geoff Hoon (Trasporti), l’ex ministro Ruth Kelly ed il sottosegretario al Lavoro Tony McNulty.
Cosa ha fatto scandalo?
Ma analizziamo la vicenda che ha fatto tremare il parlamento britannico. Al centro della questione, da settimane, c’è il sistema del rimborso cui i parlamentari hanno diritto per la seconda casa, nel collegio elettorale dove sono eletti, o a Londra. Il tetto annuale è di 24.000 sterline per i non residenti e circa 3.000 sterline per i residenti nella capitale. Prima che l’inchiesta del Telegraph facesse tremare le istituzioni britanniche, i deputati potevano chiedere il risarcimento delle spese sostenute per il mantenimento della seconda casa. Il rimborso poteva coprire varie voci: dagli interessi sul mutuo per la seconda casa, alle bollette, ma i deputati si sono fatti rimborsare ricevute che vanno dai mobili, agli elettrodomestici, alle ristrutturazioni fino alla manutenzione della piscina all’acquisto di sterco di cavallo come concime, alla manutenzione di prati per il bestiame. Quindi come è stato detto più volte i deputati britannici non hanno infranto la legge. Lo scandalo sollevato dal Telegraph riguarda soltanto una questione morale. L’opinione pubblica ha infatti la sensazione che i parlamentari abbiano tentato di mungere dalle loro tasche fino all’ultimo penny, nonostante la situazione economica di crisi in cui versa il paese.
Soluzioni
La pubblicazione della lista dei rimborsi spese gonfiati ha costretto i deputati britannici alla creazione di una commissione indipendente che stabilirà le regole per il futuro. La commissione sta analizzando le proposte per istituire un nuovo regolamento nel sistema dei rimborsi, ma nel frattempo per il 2009/2010 sono stati sospesi i rimborsi per le spese per l’acquisto di mobili, le pulizie, il giardinaggio mentre le spese per il mutuo e l’affitto non potranno superare le 1.250 sterline mensili. Il premier Gordon Brown si è ufficialmente scusato per la vicenda, a nome di tutti i partiti presenti ai Comuni, reiterando la necessità di riformare quanto prima il sistema ed ha dichiarato che ogni deputato che ha infranto le regole non potrà più ripresentarsi. Mentre il leader Conservatore David Cameron ha dato il via ad una riforma interna ai Tory su quali spese possano essere accettabili per la richiesta di rimborso, e la restituzione di tutte le spese stravaganti, pena l’immediata sospensione.
Intanto, tutti gli analisti prevedono che lo scandalo, che coinvolge il partito di governo così come quello principale dell’opposizione, porterà voti ai partiti minori, in particolare alle elezioni locali del 4 giugno che verranno votate contemporaneamente a quelle europee. Molti temono che alcuni elettori potrebbero votare per l’estrema destra del Bnp o per i Verdi, ma prende sempre più corpo la galassia dei candidati indipendenti. La Jury Team, un’associazione-ombrello fondata da un ex esponente conservatore che raggruppa tutti gli indipendenti, ha presentato infatti un programma semplice che potrebbe far breccia, ovvero "trasparenza a ogni costo".



