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Cronaca

La terra non smette di tremare

I terremoti che colpiscono l’arcipelago indonesiano si susseguono dal 2004 a ritmi sempre più incalzanti. In seguito all’ultima scossa di alcuni giorni fa il numero delle vittime e dei dispersi sale sempre di più. Un dramma di una "guerra interna" del pianeta Terra.
di Giovanni Fusilli
6 ottobre 2009 09:34

E’ quantomai appropriato definirli i “confini del mondo”. Terre situate in bilico su un precipizio instabile, mosso costantemente dal magma e dai battiti che risalgono dal cuore della terra. Nel corso del tempo non è affatto diminuita la violenza degli scontri che avvengono sotto la crosta terrestre. Basti pensare che nel dicembre 2004 proprio lì ha avuto luogo il maremoto più grande mai misurato nella storia, quello il cui tsunami ha ucciso 230.000 persone nella sola, con una propagazione che ha raggiunto anche le coste dell’Africa. Da pochi giorni l’isola di Sumatra, tra le più grandi dell’arcipelago indonesiano è nuovamente nota alle cronache per l’ultima tremenda scossa di terremoto, a seguito della quale il numero dei dispersi è di 3000, e al momento quello dei morti accertati è di 770, secondo le fonti ministeriali. La terra ha tremato il giorno 30 settembre alle ore 12,16 italiane, mentre lì erano appena le 7,16 del mattino,con una intensità pari a 7,6 gradi della scala Richter; mentre una successiva forte scossa ha colpito l’isola nella notte successiva, con un’intensità di 6,8 gradi. I danni sono altissimi. Edifici interi crollati, villaggi spazzati via dalle frane e strade che non esistono più. La città più colpita è stata Padang, a 50 km dall’epicentro del sisma. Da più di tre giorni si scava sotto le macerie, ed anche in questo caso non sono mancati episodi “a lieto fine”:un ragazzo è stato recuperato dopo 40 ore ancora in vita, ed un’altro uomo è riuscito sotto le macerie ad inviare un messaggio a suo padre, permettendo così di essere individuato e recuperato.

Anche questa volta al terremoto è seguito l’allarme per un possibile tsunami – fortunatamente scongiurato - collegato al sisma, soprattutto vista la stretta vicinanza temporale con il terremoto di ottavo grado avvenuto circa sedici ore prima alle isole Samoa, più o meno come avvenne cinque anni fa, in cui lo tsunami del 26 dicembre 2004 venne anticipato da un tremendo terremoto in quell’arcipelago, situato a più di ottomila chilometri di distanza, ma unite dallo stesso confine tra le due placche della crosta terrestre. Gli aiuti umanitari sono già partiti, anche se è difficilissimo farli arrivare effettivamente a destinazione. La Ue ha subito stanziato 3 milioni di euro, mentre dalla Farnesina sono partiti due aerei con i principali mezzi di soccorso: cibo medicinali, tende, coperte, alimenti per bambini e sacchi per i cadaveri.La lista di sismi di maggiore o minore intensità è vastissima per tutta l’area indonesiana, e tra quelli più forti e disastrosi della storia ben quattro appartengono proprio a quell’arcipelago, di cui tre a distanza molto ravvicinata: dicembre 2004, marzo 2005, settembre 2007.

E’ decisamente singolare che un luogo così pericoloso, l’arcipelago indonesiano, risulti il quarto paese più popoloso al mondo, con circa 222 milioni di abitanti. I suoi paesaggi sono paradisiaci: mari incontaminati, terreni fertili ed una biodiversità tra le maggiori del pianeta. Proprio sotto questa meraviglia è in corso una violenta ed eterna guerra geologica, cominciata centinaia di milioni di anni fa. Basti pensare che proprio lì, 70.000 anni fa, dall’eruzione di un supervulcano chiamato Toba, seguì una catastrofe di dimensioni globali. Un’affascinante teoria geo-filosofica afferma che la terra sia un essere vivente autosufficiente che provveda alla propria sussistenza, e che sia in grado di eliminare ciò che è a lei dannoso. Considerati certi avvenimenti e tenendo conto del fatto che avvengono una una delle zone del pianeta dove la povertà è più alta e dove la natura è più rigogliosa e incontaminata, direi che è possibile confutare una tesi del genere con estrema facilità.

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