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Esteri

Presidenza del Consiglio Ue: passaggio del testimone tra Praga e Stoccolma

Per l’esecutivo di Praga i sei mesi di presidenza non sono stati facili, ma sono comunque state adottate importanti misure anticrisi. La Svezia si appresta a guidare l’Unione in un’altra fase delicata, che si concluderà in dicembre con l’atteso vertice sul clima di Copenaghen.
di Alessandro Valentini
20 luglio 2009 17:40

Il 30 giugno scorso si è concluso il semestre ceco di Presidenza del Consiglio europeo, e come era stato preventivato non si è trattato di mesi facili e particolarmente ricchi di successi. I problemi politici interni della Repubblica Ceca, che si temeva potessero infastidire la leadership europea del moderato Topolanek, sono stati per quest’ultimo addirittura fatali, avendo portato al rovesciamento del suo esecutivo e alla nomina a nuovo premier di Jan Fischer, un tecnico dalla passata appartenenza al fu Partito Comunista di Cecoslovacchia. Il fatto che il semestre sia cominciato con un leader e si sia concluso con un altro di opposto orientamento politico ne ha già di per sé indebolito la performance. Tuttavia la Presidenza ceca, nonostante la strada si fosse messa subito in salita con l’escalation di tensione a Gaza, la puntuale crisi del Gas tra Russia e Ucraina e le polemiche sulla scultura Entropa, pare comunque essere riuscita a portare a casa discreti risultati, stando almeno a quanto emerso nella discussione che si è avuta in merito il 15 luglio nel nuovo Parlamento europeo.

Tracciando un bilancio del semestre tutto sommato positivo, Fischer ha infatti rimarcato i successi nell’azione per tentare di arginare la crisi economica e finanziaria: i 5 miliardi di euro stanziati per il piano di ripresa, le misure per i mercati finanziari, l’adeguamento del fondo per la globalizzazione. Per questi successi il Presidente della Commissione europea Barroso si è complimentato col Primo Ministro ceco, citando anche l’ampio coinvolgimento del Parlamento europeo cercato dalla Presidenza - sono stati 54 i dossier adottati in codecisione - e il successo nella mediazione tra Putin e Ucraina sulle forniture energetiche russe. Barroso e Fischer poi hanno menzionato entrambi le garanzie offerte all’Irlanda nel corso del Consiglio europeo di giugno, che hanno portato un nuovo cauto ottimismo sulle possibilità di ratifica del Trattato di Lisbona da parte di Dublino. Fischer ha espresso rammarico solo per la reazione scomposta e disunita dell’Europa in occasione della crisi di Gaza – in quel momento però il premier era Topolanek- quando l’Ue, come spesso le accade in politica estera, non è riuscita ad esprimersi con voce unica. Tra gli eurodeputati, gli unici toni veramente duri sono stati usati dall’inglese Nigel Farage, che a nome del neonato gruppo EFD, Europe for Freedom and Democracy, ha contestato l’eccessiva produzione legislativa avutasi sotto l’impulso della Presidenza ceca, specie per quel che riguarda l’azione nel campo della lotta ai cambiamenti climatici.

Dal primo luglio a guidare l’organo direttivo dell’Ue è la Svezia, il cui Governo è guidato da una la coalizione di centrodestra formata dai liberali, dai centristi, dai democratici cristiani e dai moderati del quasi quarantaquattrenne premier Fredrik Reinfeldt. Il paese scandinavo arriva all’appuntamento in controtendenza rispetto a quanto succede in altri Stati membri: nonostante abbia sempre avuto la fama di paese latentemente euroscettico, la Svezia in questo momento è governata da una coalizione filoeuropeista, e tra gli stessi cittadini la fiducia nell’Unione europea è ad un massimo storico. L’affluenza alle ultime europee è stata del 45% che, per quanto bassa sia, è una percentuale al di sopra della media Ue, e uno dei tassi più alti registrati nel paese in questo tipo di consultazioni. Gli svedesi insomma sembrano condividere più che in passato l’adesione del loro paese al progetto europeo, e arrivare alla Presidenza dell’Ue con questa situazione interna è senza dubbio un elemento di forza per l’esecutivo di Stoccolma, pronto a partire col piede giusto in un semestre che si preannuncia comunque difficile.

Difatti il Governo svedese, che sarà alle prese oltre che con un nuovo Parlamento europeo anche con una nuova Commissione, dovrà traghettare l’Ue in un’altra fase estremamente delicata, in cui le sue priorità d’azione saranno quasi obbligate: la crisi non è ancora passata e la disoccupazione è in crescita dovunque in Europa; l’incognita irlandese continua a pesare sui destini del processo di riforma istituzionale dell’Ue; a dicembre avrà luogo l’atteso vertice internazionale di Copenaghen sul clima, dal quale dovrebbe uscire una versione aggiornata di Kyoto, ovvero un accordo sulla riduzione delle emissioni più ambizioso e possibilmente sottoscritto da un più ampio numero di paesi, inclusi magari gli Stati Uniti, la Cina, e le altre nuove grandi economie industriali. Zapatero, che guiderà il Consiglio europeo da gennaio a giugno 2010, attende con ansia di sapere di quale eredità dovrà farsi carico.

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