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Esteri

Turchia, protagonista del reality questa volta è Dio

Sta per iniziare in Turchia il primo reality show religioso al mondo. Esponenti di culti diversi tenteranno di convertire 10 atei alla propria fede. In palio un viaggio nei luoghi santi della religione eventualmente prescelta dai concorrenti.
di Luca Caruso
21 settembre 2009 12:11

5 guide spirituali per convertire 10 atei dichiarati, almeno uno a puntata. È la nuova frontiera del reality show, che invade il recinto del sacro e promette ai partecipanti “il premio più grande che esista: la fede in Dio”. L’esperimento partirà a breve tra le polemiche sulle frequenze televisive di Kanal T, piccola emittente che opera in Turchia, un Paese eternamente in bilico tra la tradizione e il progressismo, le spinte laiche e l’anima religiosa. Titolo della trasmissione è ‘Pentiti in gara’: chiusi in una stanza, un monaco buddista, un rabbino ebreo, un sacerdote cattolico, uno ortodosso e un imam musulmano cercheranno di conquistare alla fede 10 miscredenti, la cui laicità è stata appurata da un’apposita commissione di teologi. Che alla fine dovranno anche vagliare la reale conversione dei concorrenti. In palio non vi sono né cospicui premi in denaro, né beni di lusso, bensì un pellegrinaggio. Chi ha abbracciato una delle fedi proposte, verrà accompagnato dalla guida che lo ha convertito nei luoghi santi della fede per la quale si è schierato: il Tibet per il buddismo, Gerusalemme per l’ebraismo, il Vaticano per il cattolicesimo e La Mecca per l’islamismo.

Si tratta del primo reality religioso al mondo, peculiare ed unico nel suo genere, moderato dalla nota giornalista Gulgun Feyman. Gli spot promozionali stanno divenendo martellanti: “Noi ti portiamo a Dio. Credi. Convertiti. Pentiti. E Dio ti perdonerà”. Il vicedirettore della rete, Ahmet Ozdemir, ha presentato il programma con soddisfazione: “La conduttrice inviterà tutti i telespettatori a trovare la fede. E voi con questo concorso troverete la pace”. Parte dell’opinione pubblica turca non ha tuttavia gradito. Come pure le autorità religiose del Paese. Il presidente del Comitato per gli Affari religiosi, Hamza Aktan, ha dichiarato che “fare una cosa simile solo per aumentare gli ascolti è una mancanza di rispetto nei confronti di tutte le religioni. La religione non dovrebbe essere il soggetto di programmi di intrattenimento”, vietando di conseguenza ai propri imam di comparire nella trasmissione. Da parte loro, i produttori non sono pentiti e respingono le accuse secondo cui il reality sminuisca la religione. “Offriamo il più grande premio al mondo, il dono della fede in Dio”, ha annunciato alla Reuters l’amministratore delegato di Kanal T, Seyhan Soylu.

Numerosi siti web delle televisioni arabe sono stati frattanto invasi da messaggi di critica nei confronti di un programma che riduce la religione ad uno show mediante il quale ottenere share. La polemica quindi impazza. Ma il clamore suscitato dall’iniziativa ne fa prevedere un successo mediatico tale che una compagnia di telecomunicazioni internazionale, la britannica Global Agency, ha comperato i diritti del reality show, mentre vari network di diversi Paesi stranieri hanno già inoltrato una richiesta per l’acquisto del format.

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