Voli estivi
Leggere sotto l’ombrellone è bello, ma perchè non farlo diventare ancora più bello? Lasciarsi andare senza paura ad autori che magari a prima vista intimidiscono può diventare un farmaco integratore per un animo disidratato. E Non ci sono controindicazioni.
di Giovanni Fusilli 4 agosto 2009 10:07
Agosto, computer mio non ti conosco. Chissà se il proverbio modificato in questo modo sia valido per il popolo dei vacanzieri. O forse oramai nemmeno in vacanza si riesce più a staccarsi dal monitor, dai suoi pixel, e da internet. In ogni caso, che ci sia oramai un vincolo indissolubile con la tecnologia, o che si riesca a prendere un po’ di pausa da essa e lasciarsi andare ai ritmi della natura, in questi giorni di ferie proviamo a volare. Sulle ali degli albatros. Gli albatros sono tra i volatili più grandi al mondo, ricordano i gabbiani, ma con una apertura alare che può raggiungere i tre metri, ed uno spesso becco ad uncino; hanno un volo pulito ed aggraziato come quello degli alianti, sulla terraferma hanno movimenti goffi, a volte grotteschi, viste le loro dimensioni e forme. “Sono appena deposti sul ponte che si accasciano/ questi re dell’azzurro, con vergogna impotente,/ e le grandi ali candide lungo i fianchi si lasciano/ pendere come remi malinconicamente./ Il viator volante, com’è sgraziato e stroppio! [...] Poeta anche tu abiti nel cuore della folgore,/ e sfidi i dardi, e sopra le nuvole t’accampi:/esule sulla terra, fra i dileggi del volgo,/ nell’ali di gigante ad ogni passo inciampi!”
Gli albatros sono i poeti. Così diceva Baudelaire. Ed è sulle loro ali che potremmo volare durante questa estate, considerando il fatto che probabilmente le ristrette finanze che questa crisi ci ha regalato, hanno ridotto di molto la nostra possibilità di viaggiare. E’ vero, sotto l’ombrellone per tradizione si portano letture leggere che possano farci sorridere senza richiedere troppo impegno, ma è anche vero che durante l’anno i momenti per dedicarsi al proprio arricchimento diventano sempre meno; quindi poche storie, e ali in spalla. Ed il primo di questi albatros con cui spiccare il volo è tutto italiano, decisamente “sgraziato e stroppio” il suo aspetto, e gigantesche le sue ali: Giacomo Leopardi. Nessuna paura, sui banchi di scuola lo abbiamo odiato, chi più e chi meno, ma è in realtà tra i più docili e tra i più forti allo stesso tempo. Per avvicinarsi senza troppo timore alla sua stazza si potrebbe cominciare leggendo la sua A Morte la Minestra, ode scritta a circa undici anni, perfetta, spassosissima: ogni mamma potrebbe confrontare questa poesia con il modo con cui il proprio figlioletto esprime il dissenso verso una pietanza poco gradita, e provare tanta invidia per la mamma di Leopardi.
Ed ora si parte sul serio. Si salta su una “...siepe che da tanta parte/ dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.” e si vola verso L’Infinito. Dopo avere annegato i nostri pensieri nell’immensità, per non allontanarci troppo dai silenzi che ci circondano, approdiamo in un volo notturno, durante La Sera del Dì di Festa in cui “Dolce e chiara è la notte, e senza vento,/ E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti/ Posa la luna...”. E’ vero, nelle poesie di Leopardi ci sono dolore e sofferenza, ma non c’è da aver paura. La vita è anche sofferenza, e nessuno può negarlo, così come nessuno può negare che la sofferenza delle sue opere faccia venire voglia di abbracciarsi. E allora concediamoci un altro tragitto ne La Quiete Dopo la Tempesta, e lasciamoci accarezzare il viso dalla luce che sorge nuovamente dopo un temporale. E’ il momento di cambiare albatros, e tipo di volo. Questa volta è una poetessa, così grande per il mondo che il mondo stesso non l’ha mai vista. Da un certo punto della sua vita in poi non è più uscita dalla sua stanza, e leggendo le sue poesie ci si convince che effettivamente non ne avesse bisogno: Emily Dickinson. Il suo volo è talmente leggero che sembrerà di non essere sorretti da nulla, e delle volte si avrà la sensazione di cadere nel vuoto, ma non c’è da preoccuparsi, lei è sempre lì. Il consiglio qui è di volteggiare tra i suoi “frammenti” fatti di sogno, che rivelano l’immensità racchiusa in un fiore, nel quale lei stessa si nasconderà “...perchè, quando morirà nel tuo vaso/ tu, ignaro, senta per me/ almeno una solitudine.” (frammento 903); o di rimanere incantati e soffermarsi controcorrente davanti alla complessità di un uccellino che si ferma, mangia un lombrico, beve un po’ d’acqua , e spaventato vola via (frammento 328). Ammirate assieme a lei la meraviglia di un prato verde, nel quale l’erba deve soltanto “infilare rugiada/ la notte come perle,/ E farsi così bella/ Da offuscare le duchesse.” (frammento 333); infine un consiglio, non c’è da spaventarsi se dopo il frammento 249 la voglia di passare una notte selvaggia con una persona che non sia il proprio compagno abituale assale chi il lettore. Credo sia inevitabile.
E questo volo guidato tra l’infinito e le picchiate radenti al suolo potrebbe fare tappa sulla luna, assieme ad una figura che è un omaggio a tutti gli albatros della storia, conosciuti e non. Dalla penna del francese Rostand, il Cirano di Bergerac. Se vi siete lasciati guidare dai due poeti, assieme a lui vi assalirà la tentazione di fare da soli. Comincerete a sbattere le braccia come se fossero ali, a lanciarvi dai muretti, a sudare prendendo folli rincorse. Assieme a Cirano sarete poeti e spadaccini, ma ancora di più, sarete entrambe le cose nello stesso tempo, perchè lui, uomo brutto, con il viso marchiato da un enorme naso, è in grado, battendosi a duello, di comporre una ballata, e di toccare l’avversario giusto all’ultimo verso. Assieme a lui amerete in modo del tutto folle, e sarete allo stesso tempo corrisposti e non. Combatterete in battaglia, e vi prenderete senza problemi gioco dei potenti, assaporerete con lui la leggerezza di chi sprovvisto di gloria, di fama, di ricchezze, ha l’unico vincolo di non voler mai uscire “con la minima macchia sul cor, con la coscienza/ ancora sonnacchiosa, con un onor gualcito,/ e con un qualche scrupolo non troppo ben pulito!”. Da questo punto in avanti fate attenzione, l’effetto collaterale è che ci si convinca che effettivamente non è poi così importante essere qualcuno. Buon viaggio.



