Iscrizione Periodicamente

Iscriviti subito a Periodicamente.it
È gratuito e ti occorreranno pochi secondi!

nuovo settimanale di approfondimento online leggi

Politica

Walter Veltroni: il grande favorito


di Francesco Mantica
12 ottobre 2007 16:32

Home Speciale Primarie / intervista da Rainews24 / Biografia di Veltroni / il sito ufficiale / Home Periodicamente.it

«Guarda, Silvio, che questo qui è uno sveglio, con cui si può parlare e che di televisione ne sa, potrebbe essere la sponda che cerchiamo nel Pci». Era l’anno 1984 e il manager ex Pci Maurizio Carlotti stava proponendo come interlocutore al grande capo, presente tutto lo Stato maggiore di Fininvest, un occhialuto trentenne romano dall’aria cortese. Berlusconi, all’epoca, rimandò al mittente la proposta, senza sapere che poco più di vent’anni dopo l’occhialuto trentenne, nome di battesimo Walter, cognome Veltroni, sarebbe diventato con tutta probabilità il suo avversario per il Governo del paese. Ma forse c’era qualcosa di più della semplice appartenenza al Pci che spinse Berlusconi al rifiuto di avere Veltroni come interlocutore politico. Il futuro sindaco di Roma era simpatico, gradevole, bravo con i media, tanto che sarebbe diventato otto anni dopo direttore dell’Unità. Era sul nascere un Berlusconi di sinistra?

E’ una domanda questa che molti elettori, di centro-sinistra e non solo, si fanno in vista dell’avvicinarsi delle elezioni per il partito democratico. Non si può negare infatti che il sindaco di Roma, per istinto e vocazione, giochi la sua partita politica anche su qualità avvicinabili a quelle del leader dell’opposizione. Veltroni parla al sentimento delle persone, prima che al loro cervello, parla sempre di futuro in modo generico ma positivo, è convinto dell’importanza della cultura nella società e questa sua convinzione sincera la traduce in consenso. Inoltre viene da un successo personale (la fioritura di Roma sotto la sua amministrazione) e sa usare i mezzi di comunicazione di massa. L’ultimo colpo messo a segno è stato il discorso di investitura a leader del partito democratico: un discorso effettuato non a Roma, ma a Torino, dopo aver attirato l’attenzione dei media per diversi giorni mostrando indecisione sulla scelta di candidarsi o meno. Mentre il capolavoro si è avuto pochi giorni fa, quando il sindaco di Roma ha proposto la partecipazione al suo governo di Veronica Lario, moglie proprio di Berlusconi, donna notoriamente vicina, come idee politiche, al centro-sinistra. Inevitabile il rifiuto, inevitabile la (pesantissima) ricaduta della proposta sui media: a pochi giorni dal voto il nome Veltroni è apparso su tutti i giornali italiani, anche quelli gratuiti, dove solitamente di politica non si parla.

Ma Walter non è soltanto l’ex responsabile della comunicazione del Pci, partito sulla cui vocazione comunista non era peraltro mai stato, come lui stesso ebbe più volte a dichiarare, molto in sintonia. Veltroni è l’uomo che è stato riconfermato sindaco con il 61,45% dei consensi, miglior risultato nella storia delle elezioni comunali di Roma con l’elezione diretta. Ufficiale della Legion d’Onore e Cavaliere di Gran Croce, è stato premiato con la laurea honoris causa in "Public services" dalla John Cabot University di Roma. E’ autore di una quindicina di libri, dal 1977, sui temi più diversi, la politica, il calcio, l’Africa. Già, proprio quell’Africa in cui si reca ogni anno con gli studenti delle scuole per sensibilizzare i ragazzi sul tema della povertà nel Terzo Mondo e per donare, con i soldi raccolti dagli studenti, nuove strutture, specialmente scuole, ai paesi visitati. Il primo viaggio, svoltosi nel 2004, ha avuto come meta il Mozambico, il secondo, del 2005, si è svolto in Rwanda, il terzo, del 2007, è stato in Malawi.

Un sindaco umano, col cuore, buono insomma. Forse troppo buono: a memoria non si ricorda che abbia litigato con qualcuno, molti lo amano, alcuni lo stimano, nessuno lo odia. Tanto che per lui uno dei termini più in voga sui giornali è quello di buonismo. «Il suo buonismo», scriveva nel 1999 Marcello Veneziani «non viene da Dossetti e La Pira, Rosselli e don Minzoni, come vuol farci credere. No, viene da Rintintin e Lassie, i cani buoni della Tv dei ragazzi su cui si è formato. Viene da Furia cavallo del West e da Mary Poppins, su cui ha poi fatto gli studi superiori». Sarà, ma è innegabile che l’egemonia culturale si possa conquistare in vari modi, anche con Lassie e Rintintin. Allargando di più il discorso, è facile notare la novità dell’approccio di Veltroni: la sua idea politica sta nel non limitarsi a tutelare determinati ceti sociali per garantirsi un blocco di consenso, ma nel creare qualcosa di più ampio, nel coinvolgere la gente. E in tutto questo la cultura rappresenta la cavalleria. Ed ecco che, nel concreto, ciò si traduce in un impegno a tutto campo che non si limita solo a libri o missioni umanitarie: nel 2005 Veltroni ha doppiato un personaggio del film d’animazione della Disney Chicken Little - Amici per le penne, in cui il personaggio, Rino Tacchino, è il sindaco della comunità degli uccelli; il 7 novembre 2006 è stato nominato Presidente Onorario della Lega Basket italiana; sempre nel 2006 si è fatto promotore di Cinema. Festa Internazionale di Roma, festival cinematografico della capitale la cui prima edizione si è tenuta a ottobre; nel 2007 ha scritto il soggetto di un corto per il programma ScreenSaver di Rai Tre che è stato sviluppato con i ragazzi della sua ex-scuola media.

Lo sport, la cultura, la vicinanza alla gente e ai ragazzi sono da parecchi anni componenti fondamentali di quello che qualcuno ha chiamato “veltronismo”. Così dice una lettera, inviata da un lettore di centrodestra a Massimo Gramellini de La Stampa: «Alcuni giorni fa ero all’aeroporto, in attesa speranzosa di salire su un Roma-Milano, quando da lontano vedo arrivare l’onorevole Veltroni con due uomini della scorta. Dico al mio vicino: se ci passa davanti, giuro che pianto una scenata peggio di Grillo. Manco m’avesse ascoltato, quello fa cenno alle guardie del corpo di mimetizzarsi e s’avvia in solitudine verso la coda. Qualche passeggero si scansa per lasciarlo passare, perchè siamo tutti bravi a fare i rivoluzionari a parole, ma appena il potere si materializza, salta fuori il suddito che è in noi. Veltroni finge di non accorgersene e va a piazzarsi disciplinatamente in fondo alla fila, salutando quelli che lo riconoscono come se li frequentasse da una vita. Mai vista una roba del genere. A parte Berlusconi, che però queste cose le fa agitandosi. Veltroni invece non cambia espressione mai: come se fosse il cartonato di se stesso. Ha salutato mio figlio, un bambino. Gli ha chiesto come si chiamava e gli ha parlato di calcio e basket, ripetendo almeno tre volte il suo nome. Alla fine persino io, che sono tignoso e prevenuto, ho dovuto ammettere che questo qui avrà magari delle idee diverse dalle mie, ma non si comporta come i compagnucci del suo quartierino. O è più bravo, o è più furbo. Quale dei due, secondo lei?».

Veltroni è, in effetti, bravo e furbo, al punto che in lui queste parole diventano sinonimi, due facce della stessa medaglia. E’ uno che ci sa fare con la gente, che evita lo scontro diretto e la polemica piccola cercando quasi sempre di parlare ad humanitatem, di affermare verità e suscitare speranze valide in sé. L’Italia che Veltroni propone è, in sintonia con il suo modo di essere, non il paese dell’egoismo sociale e del corporativismo, dell’incattivimento populista e dell’odio, ma "un Paese che pensa positivo, volta pagina, guarda al futuro". Lodevoli propositi: se verrà eletto, speriamo tutti che possa riuscirci. Anche se, di fronte a tutto questo, al momento della scelta di votare per lui come leader del Pd sorgono due dubbi. Il primo: Veltroni è abbastanza cattivo per vincere la leadership del futuro Partito democratico? Il secondo: ma soprattutto, è davvero sincero?

aggiungi a de.licio.us de.licio.us aggiungi a google bookmarksgoogle bookmarks aggiungi a ok/nook/no diggitdiggit stampa documentostampa invia documento invia
0 Commenti     Commenta l'articolo

Ads