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		<title>La dolce vita, tra ricordi e fotografie</title>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Francesco Mantica</dc:creator>

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		<description>Era il 1949 quando, sotto gli occhi della stampa internazionale, si sposavano a Roma Linda Christian e Tyrone Power. Nel 1950 la Metro Goldwyn Mayer sceglieva Cinecitt&#224; per girare Quo Vadis. Nasceva la Caf&#232;-Society, con riti, caratteri e personaggi che Fellini racconter&#224; ne La Dolce Vita. Una mostra a Roma ci fa rivivere i momenti pi&#249; importanti dell'adolescente Italia del primo dopoguerra.

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 <content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.periodicamente.it/IMG/arton1840.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;400&quot; height=&quot;314&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Era il 1950. La guerra era da poco finita e l'Italia si stava piano piano riprendendo dallo sforzo bellico. Tutto cambiava: la musica, i vestiti, le relazioni, la famiglia. L'influenza degli Stati Uniti, veri vincitori della guerra, impregnava tutti queste novit&#224; e gli italiani bevevano coca-cola e ascoltavano rock'n roll. Stava nascendo una nuova forma di vivere e amare: la Dolce Vita.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Nessuno meglio di Federico Fellini seppe ritrarre questa Italia nuova, che sognava di assomigliare ai suoi idoli del cinema: Ingrid Bergman, Anna Magnani, Ava Gadner, Sof&#237;a Loren, Audrey Hepburn si convertirono presto in modelli per una generazione intera di italiane che cercavano di imitarle in tutto, dalla pettinatura al modo di vestire. Una mostra fotografica a Roma ricorda, attraverso fotografie e riviste di allora la storia di un'epoca dorata che quest'anno celebra il suo cinquantesimo anniversario.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La Dolce Vita. 1950 - 1960. Stars and celebrities in the Italian Fifties, fino al 14 novembre visibile ai Mercati di Traiano (Museo dei Fori Imperiali) raccoglie 100 foto selezionate dall&amp;rsquo;Archivio Luce e 100 rotocalchi degli anni &amp;lsquo;50, un racconto per immagini con i volti ed i personaggi entrati nell&amp;rsquo;immaginario degli italiani, filtrati dalla leggerezza mondana dell&amp;rsquo;epoca.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Set naturale di questa vita &#232; Roma, ma tutta l'Italia ne &#232; contagiata. Quell&amp;rsquo;Italia degli anni &amp;rsquo;50 dove pi&#249; della met&#224; della popolazione parlava solo il dialetto e dove v'erano oltre 6 milioni gli analfabeti. La stessa Italia dove per&#242; si vendevano tantissimi dischi (18 milioni solo nel &amp;rsquo;58) e si frequentava quasi ogni giorno il cinematografo (nel &amp;rsquo;53 ce n&amp;rsquo;&#232;ra uno ogni 33.000 abitanti per una spesa complessiva di 93 miliardi di lire), dove si beveva Coca Cola, si ballava il rock&amp;rsquo;n roll, si risparmiava e si guardava al futuro.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Tutto stava per cambiare: i ritmi, gli stili di vita, l&amp;rsquo;abbigliamento. La guerra era finita da poco e la gente comune voleva sognare. Nella nascente societ&#224; dell&amp;rsquo;immagine, il cinema, gli amori, i vizi e gli scandali dei divi erano seguiti con passione sui rotocalchi (ogni settimana Oggi vendeva pi&#249; di un milione di copie, Epoca cinquecentomila) dove storie, matrimoni e divorzi si rincorronevano con il ritmo dei tempi nuovi.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Nel &amp;lsquo;49 nasceva la passione tra Ingrid Bergman e Roberto Rossellini sul set di Stromboli terra di Dio e la stampa internazionale grida allo scandalo; nel &amp;lsquo;54 il principe Massimo sposava, per non troppo tempo, la bella attrice inglese Dawn Addams, Charlie Chaplin come testimone di nozze; sempre nel &amp;lsquo;54 Vittorio Gassman divorziava dalla seconda moglie Shelley Winters ed iniziava una fotografatissima storia con Anna Maria Ferrero; nel &amp;rsquo;55 Lucia Bos&#232;, dopo la love story con Walter Chiari, si innamorava del torero Luis Miguel Dominguin; nel &amp;lsquo;56 il matrimonio tra Grace Kelly e Ranieri di Monaco veniva trasmesso in diretta televisiva; Maria Callas lasciava il marito Battista Meneghini per l&amp;rsquo;armatore greco Aristotele Onassis; nel &amp;lsquo;60 il matrimonio tra Virna Lisi e Franco Pesci era uno degli eventi pi&#249; fotografati dell&amp;rsquo;anno.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La mostra dei Mercati di Traiano racconta queste celebrit&#224; nella loro vita mondana con una selezione di alcune delle fotografie che hanno contribuito al loro mito, facendoli entrare nell&amp;rsquo;immaginario collettivo dell&amp;rsquo;epoca, e non solo.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	<item>
		<title>Allergie: 10 milioni di italiani a rischio</title>
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		<dc:date>2010-05-28T09:34:36Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>

<category domain="http://www.periodicamente.it/-Cronaca-">Cronaca</category>


		<description>Piogge e vento hanno rinviato di alcune settimane l&amp;rsquo;arrivo della primavera. Ma ora con la bella stagione i fenomeni allergici sono in agguato: occhi rossi, lacrimazione e prurito. Dieci milioni di italiani allergici, il 30% sono bambini e oltre il 60% donne. Ecco i consigli di Commissione Difesa Vista per difendersi.

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&lt;a href="http://www.periodicamente.it/-Cronaca-" rel="directory"&gt;Cronaca&lt;/a&gt;


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 <content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.periodicamente.it/IMG/arton1813.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;450&quot; height=&quot;299&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La primavera sembrava essere arrivata solo sul calendario, ma ora la bella stagione sembra essere ufficialmente arrivata. E se il buonumore sale alle stelle, anche il rischio allergie cresce. &#171;In ritardo, ma sono arrivate tutte insieme!&#187;, avverte il Dottor Loperfido, Responsabile del servizio di Oftalmologia generale presso l&amp;rsquo;Unit&#224; Operativa di Oftalmologia e Scienze della Visione dell&amp;rsquo;Ospedale San Raffaele di Milano e consulente della Commissione Difesa Vista. &#171;A provocarle principalmente pollini, appartenenti alla famiglia degli allergeni, che entrano in contatto con l&amp;rsquo;organismo. Gli allergeni sono costituiti da sostanze presenti un po&amp;rsquo; ovunque: nei peli degli animali domestici, nella polvere e nei pollini di particolari piante che, dispersi dal vento o trasportati dagli insetti, possono sviluppare reazioni allergiche&#187;. Tutti questi elementi sono le principali cause di occhi rossi e irritati quasi sempre sintomi di congiuntivite, un&amp;rsquo;infiammazione della sottilissima membrana trasparente che avvolge il globo oculare.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Paese che vai polline che trovi!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ogni anno, nel periodo che va da marzo ad ottobre, circa 10 milioni di italiani soffrono di un'allergia fastidiosa ai pollini. &#171;Si tratta appunto di problemi stagionali perch&#233; insorgono prevalentemente in determinati periodi dell&amp;rsquo;anno&#187;, spiega Loperfido. E non solo. &#171;Variano anche da zona a zona&#187;. Potremmo fare una mappa dell&amp;rsquo;Italia dividendola in tre aree: nord, centro e sud. Nell&amp;rsquo;Italia settentrionale, nei primi mesi dell&amp;rsquo;anno, bisogna stare attenti alla fioritura di Betulla-Nocciolo-Carpino. Questi invece, fino a luglio, sono i mesi di Ortica e Parietaria; salice e pioppo sono diffusi in marzo e aprile e la graminacee da maggio fino a settembre luglio. &#171;Tenendo conto che quest&amp;rsquo;anno la primavera &#232; sbocciata con leggero ritardo, molte fioriture si sono sovrapposte&#187;, commenta Loperfido. Ecco quindi che anche le allergie &#8220;sbocciano&#8221; tutte insieme! I pollini poi &#8220;viaggiano&#8221; con l&amp;rsquo;aria &#232; quindi &#232; difficile evitare il contatto. Per proteggere gli occhi indossare un buon occhiale da sole pu&#242; servire come protezione. &#171;Inoltre &#232; un buono schermo per la fotofobia, ovvero il fastidio verso la luce, che &#232; uno dei problemi che sviluppa il soggetto allergico&#187;, afferma Loperfido. &#171;Preferibilmente avvolgenti come barriera di protezione per l&amp;rsquo;occhio per tenere lontani i corpi estranei. Ai soggetti che indossano lenti a contatto, a maggior ragione, &#232; consigliabile l&amp;rsquo;utilizzo di occhiali da sole. Nei casi pi&#249; acuti di allergia sarebbe meglio sospendere per un certo periodo l&amp;rsquo;utilizzo delle lenti e sostituirle con gli occhiali da vista. O, in ogni caso, le lenti giornaliere sono da preferire perch&#233;, essendo un ricettacolo di elementi allergizzanti, &#232; sempre meglio indossarne un paio pulito ogni giorno&#187;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Una eredit&#224; pesante, &#8220;Senza et&#224;&#8221;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Altra considerazione importante &#232; che &#171;le allergie non colpiscono pi&#249; soltanto soggetti in fase di evoluzione, ma anche adulti e persone in et&#224; avanzata&#187;, spiega il dottor Loperfido. Questo significa che chi non &#232; allergico pu&#242; diventarlo nel tempo. Certo la componente ereditaria gioca comunque un ruolo importante. Secondo recenti statistiche risulta che un bambino con genitori non allergici ha il 12,5% di possibilit&#224; di essere colpito da allergie, con solo un genitore allergico ha il 19,8% di possibilit&#224;, la percentuale sale al 42,9% nel caso di un bambino con entrambi i genitori allergici. &#171;La famigliarit&#224; non determina l&amp;rsquo;allergia a qualcosa. Ovvero se il genitore &#232; allergico alle graminacee non &#232; detto che anche il figlio lo sia. Ma sappiamo che il bambino avr&#224; una certa predisposizione alle allergie e che, con grande probabilit&#224;, il suo sistema immunitario svilupper&#224; anticorpi per gli allergeni&#187;, spiega Loperfido. &lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Un test per sapere&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Qualsiasi sia l&amp;rsquo;et&#224; del soggetto che manifesta fenomeni allergici &#232; importante intervenire fin dai primi sintomi: iperemia (rossore) binoculare, prurito, improvvisa lacrimazione. Davanti a questi sintomi il consiglio &#232; quello di un controllo dallo specialista. &#171;Sar&#224; il medico a prescrivere adeguati accertamenti&#187;, afferma Loperfido. Tra le prove allergiche pi&#249; efficaci: lo skin prick test e la ricerca delle IgE specifiche sul siero.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Cosa s&#236;, cosa no!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Una volta stabilito che si &#232; un soggetto allergico, non dovremmo pi&#249; stupirci dell&amp;rsquo;improvvisa lacrimazione e di quella irrefrenabile voglia di grattarsi gli occhi! Un errore da non fare, perch&#233; peggiora solo la situazione. &#171;Strofinare gli occhi rende pi&#249; &#8220;amici&#8221; anticorpi e antigeni (polline o altro elemento allergizzante) con la liberazione di istamina che aumenta il prurito stesso&#187;, dice Loperfido. &#171;Inoltre il soggetto allergico solitamente ha una lacrimazione &#8220;difettosa&#8221;. La meccanica dello strofinamento potrebbe anche provocare delle lacerazioni alla cornea&#187;. Alcune recenti ricerche hanno dimostrato che il semplice massaggio palpebrale richiama sulla superficie oculare un alto numero di cellule infiammatorie.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;La cura&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;La cura per le congiuntiviti allergiche &#232; di due tipi. &#171;Si pu&#242; bloccare in fase acuta con colliri al cortisone&#187;, illustra Loperfido. &#171;Oppure si pu&#242; intraprendere un&amp;rsquo;azione preventiva 15 giorni prima dell&amp;rsquo;inizio del periodo di esplosione dell&amp;rsquo;allergia intervenendo con colliri antiallergici &#8211; mattina e sera &#8211; che impediscono un contatto diretto tra allergeni e anticorpi e quindi non si libera istamina&#187;. &#200; come se l&amp;rsquo;allergia fosse una macchina e l&amp;rsquo;occhio il garage: questi colliri creano un film che rappresenta la saracinesca del garage stesso.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>



	<item>
		<title>Non &#232; un paese per giovani</title>
		<link>http://www.periodicamente.it/Non-e-un-paese-per-giovani</link>
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		<dc:date>2010-05-27T07:31:48Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Danielantonio Di Palma</dc:creator>

<category domain="http://www.periodicamente.it/-Cronaca-">Cronaca</category>

		<dc:subject>Principale</dc:subject>

		<description>Bamboccioni per forza: dal rapporto annuale dell'Istat emerge che i 30-34enni che rimangono in famiglia sono quasi triplicati dal 1983 (dall' 11,8% al 28,9% del 2009) e oltre due milioni di giovani sono senza lavoro. Ma c'&#232; chi boccia la parola &quot;bamboccioni&quot;.

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 <content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.periodicamente.it/IMG/arton1812.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;482&quot; height=&quot;300&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Non pi&#249; a casa per scelta o per il piacere di stare con mamma e pap&#224;. I ' bamboccioni' italiani lasciano il posto ai conviventi forzati con i genitori, costretti dai problemi economici, obbligati dall&amp;rsquo;attuale situazione economica. Questi i dati pubblicati dall&amp;rsquo;Istat sullo stato della giovent&#249; nel nostro Paese. Nonostante le aspirazioni, i 30-34enni che rimangono in famiglia sono quasi triplicati dal 1983 (&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;dall' 11,8% al 28,9% del 2009&lt;/span&gt;). Rilevante e' anche la crescita dei 25-29enni, dal 34,5% al 59,2%. Nel complesso, i celibi e le nubili fra i 18 e 34 anni che vivono con i genitori sono passati dal 49% al 58,6%. L' Istat, nel rapporto annuale, afferma che in sei anni (dal 2003 al 2009) sono calati di ben nove punti i giovani (18-34 anni) che per scelta vogliono vivere nella casa dei genitori: la prolungata convivenza dei figli con genitori dipende soprattutto da questioni economiche (40,2%) e dalla necessit&#224; di proseguire gli studi (34%); la scelta vera e propria arriva solo come terza battuta (31,4%), era la prima qualche anno fa. In particolare, la percentuale di giovani che dichiara di voler uscire dalla famiglia di origine nei prossimi tre anni cresce dal 45,1% del 2003 al 51,9% del 2009, aumentando di pi&#249; tra i 20-29 anni che tra i 30-34 anni. Il calo e' registrato soprattutto nelle zone maggiormente ricche del Paese (-16 punti nel nord-est e -13 nel nord-ovest), dove la tendenza ad essere ' bamboccioni' era pi&#249; alta nel passato. Tra le motivazioni economiche, spiccano le difficolt&#224; nel trovare casa (26,5%) e quella di trovare lavoro (21%).&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;C&amp;rsquo;&#232; chi, invece, non vuole parlare di fenomeno bambiccuioni. '' &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;Basta banalizzazioni: la parola ' bamboccioni' andrebbe abrogata dal nostro linguaggio&lt;/span&gt;''. Secondo &lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Linda Laura Sabbadini&lt;/span&gt;, direttore centrale dell' Istat, uno dei coordinatori del rapporto annuale, '' &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;il quadro della popolazione giovanile e' molto critico: 300 mila giovani occupati in meno nell' ultimo anno, aumentano i disoccupati inattivi, abbiamo una scarsa competenzarispetto agli altri paesi europei e tassi di interruzione scolastici elevati. Ed ancora: i figli di operai che nonriescono a laurearsi come quelli delle fasce sociali piu' alte&lt;/span&gt;. &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;Possibile&lt;/span&gt; - prosegue - &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;che si parli ancora di ' bamboccioni'? E proprio quando in piena crisi cresce la percentuale di giovani che vogliono uscire dalla famiglia di origine&lt;/span&gt;''. &lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La pensa alla stessa maniera anche il ministro della Gioventu', &lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Giorgia Meloni&lt;/span&gt;. '' &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;I giovani italiani non sono bamboccioni, ma le vittime pi&#249; vulnerabili della crisi e della disoccupazione. Per la maggior parte dei giovani, la permanenza prolungata nella casa dei genitori non e' una scelta, ma un obbligo. La generazione dei giovani di oggi non solo ha pi&#249; difficolt&#224; che qualunque altra in passato a trovare un impiego, ma anche a raggiungere quell' indipendenza economica indispensabile per progettare l' acquisto di una casa o la costruzione di una famiglia. E questa situazione e' il frutto non solo della crisi economica, ma anche delle scelte fatte nei decenni passati da una politica poco lungimirante che ha preferito scaricare i costi sulle generazioni future perche' tornava utile in termini di consenso immediato&lt;/span&gt;''. E&amp;rsquo; proprio vero, questo non &#232; un paese per giovani.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>



	<item>
		<title>Rai per una notte</title>
		<link>http://www.periodicamente.it/Rai-per-una-notte</link>
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		<dc:date>2010-04-07T09:35:00Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Lorenzo Bianchi</dc:creator>

<category domain="http://www.periodicamente.it/-Cronaca-">Cronaca</category>

		<dc:subject>Principale</dc:subject>

		<description>L'idea di Santoro di aggirare il stop Rai ai programmi di informazione si rivela una scelta efficace. Tante persone collegate, tante persone in piazza, soprattutto giovani. Probabilmente Rai per una notte rester&#224; un evento isolato, visto che le elezioni regionali sono ormai alle spalle. Tuttavia si &#232; trattato di una serata non convenzionale, che ha dimostrato, ancora una volta, che la libera circolazione delle idee non &#232; inesorabilmente legata al tubo catodico. Piccola cronaca di una serata particolare.

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 <content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.periodicamente.it/IMG/arton1802.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;425&quot; height=&quot;258&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Qualunque sia la propria ispirazione politica, si &#232; trattato di un evento unico. Un po&amp;rsquo; per la conferma, qualora ce ne fosse bisogno, che la Rete pu&#242; essere una risorsa importantissima per far passare contenuti che, nella cosiddetta tiv&#249; generalista, trovano uno spazio esiguo, se non, in certi casi, addirittura inesistente, un po&amp;rsquo; per il successo, dal momento che &#8220;Rai per una notte&#8221;, lo spettacolo fortemente voluto da Michele Santoro e dal suo gruppo di lavoro, &#232; stato seguito da moltissime persone sia su internet che nelle piazze. La storia &#232; nota; in vista delle elezioni regionali il cda Rai ha reputato opportuno fermare per la par condicio i programmi di approfondimento giornalistico, salvo riprenderli subito dopo il voto. I conduttori Rai sono insorti, in particolare il team di Annozero. E allora per aggirare il divieto Santoro e soci, d&amp;rsquo;intesa con la Fnsi e l&amp;rsquo;Usigrai (rispettivamente la federazione nazionale della stampa e l&amp;rsquo;unione sindacale dei giornalisti Rai) e con la partecipazione di molti colleghi e volti noti (Antonio Cornacchione, Giovanni Floris, Gad Lerner, Riccardo Iacona, Morgan, Elio e le Storie Tese, Mario Monicelli, Antonello Venditti, Daniele Luttazzi, cui vanno aggiunti i fedelissimi Marco Travaglio, Vauro e Sandro Ruotolo) si sono inventati un Annozero speciale, cui hanno contributo anche cittadini comuni con una simbolica donazione di 2,50 euro. Noi abbiamo scelto di seguire l&amp;rsquo;evento in piazza Navona, uno scenario tanto splendido quanto balzato spesso agli onori della cronaca per manifestazioni di piazza (anche se in questo caso, si &#232; trattato pi&#249; di una visione di piazza!). Intorno alle 20,30 c&amp;rsquo;era gi&#224; molta fibrillazione. Gli organizzatori avevano cercato di rendere pi&#249; comoda la visione posizionando alcune sedie davanti il maxischermo, anche se il pubblico, perlopi&#249; composto da ragazzi tra i venti e trent&amp;rsquo;anni, non disdegnava la fredda pietra. La prima parte della serata &#232; stata piuttosto tribolata, soprattutto per i problemi legati allo streaming, decisamente bizzoso. Gli organizzatori provano diversi siti web, ma nulla, la diretta singhiozza.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;E si vedono solo sprazzi dell&amp;rsquo;introduzione di Santoro, con l&amp;rsquo;appello del conduttore a Napolitano. Stremati dai tentativi e dai piccoli malumori della folla (presenti circa 1000-1200 persone), gli organizzatori si collegano alla radio, dove almeno le voci dei protagonisti risuonano chiare nella notte romana. Il pubblico segue con attenzione e partecipazione. Su tutti strappano applausi gli interventi di Travaglio e l&amp;rsquo;intervista di Sandro Ruotolo a Benigni, che fa scoppiare la platea quando ironizza su Denis Verdini e sulle presenze alla manifestazione del centrodestra in piazza San Giovanni. Una citazione particolare merita Daniele Luttazzi, uno degli interventi pi&#249; attesi alla vigilia: il suo monologo ha suscitato grandi risate in tutta la piazza, nonostante, nei giorni successivi al suo show, le sue parole abbiano suscitato pi&#249; di un malumore, soprattutto per la sua analogia tra la sodomia e il potere berlusconiano. Durante la serata gli spettatori perlopi&#249; stanno ad ascoltare in relativo silenzio (nel frattempo gli organizzatori si sono sintetizzati sulla diretta di Sky Tg24, con buoni risultati) e ogni tanto, parte qualche &#8220;Berlusconi dimettiti&#8221;, soprattutto in relazione alla ricostruzione della recentissima inchiesta della Procura di Trani sulle presunte pressioni sull&amp;rsquo;Agcom da parte del Cavaliere. Non mancano le storie dalla platea: spazio alle operaie della Omsa, della Renopress e a una ricercatrice precaria dell&amp;rsquo;Ispra. Il finale &#232; un po&amp;rsquo; teatrale e prende in giro il giuramento del Popolo della Libert&#224; in piazza San Giovanni: Santoro invita tutto il suo gruppo di lavoro e il pubblico di Annozero a giurare di &#8220;farla sempre fuori dal vaso&#8221;. Poi il conduttore esce dallo studio portandosi dietro le operaie della Omsa e della Renopress, sulle note di una pizzica di Teresa De Sio. Alla fine i presenti in piazza Navona applaudono divertiti e si disperdono nelle viuzze del centro romano commentando l&amp;rsquo;evento. I numeri della serata (gi&#224; snocciolati da Santoro durante la diretta e sottolineati con un boato dal pubblico) sono indiscutibilmente dalla parte del giornalista: su raiperunanotte.it gli accessi contemporanei sono stati 125.000 e i dati Auditel hanno posto lo spettacolo sui livelli del 12-13 % di share. Moltissimi gli accessi anche su Repubblica.it e Corriere.it.&lt;br /&gt;Adesso, con le elezioni regionali ormai archiviate, i programmi (Ballar&#242; ripartir&#224; stasera (marted&#236;) con un&amp;rsquo;analisi dei risultati delle urne, Annozero come di consueto gioved&#236;) riprenderanno regolarmente. E con tutto quello che &#232; successo nell&amp;rsquo;ultimo mese, sicuramente ci sar&#224; da divertirsi. &lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>Un treno per non dimenticare</title>
		<link>http://www.periodicamente.it/Un-treno-per-non-dimenticare</link>
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		<dc:date>2010-01-19T10:14:00Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Danielantonio Di Palma</dc:creator>

<category domain="http://www.periodicamente.it/-Cronaca-">Cronaca</category>

		<dc:subject>Principale</dc:subject>

		<description>Il Treno della Memoria non &#232; solo un viaggio: &#232; un percorso di crescita che mira a stimolare nei suoi partecipanti la consapevolezza del loro ruolo di cittadini attivi, italiani ed europei, dei loro doveri, diritti e responsabilit&#224; verso la societ&#224; e verso le persone. L'evento partir&#224; il 20 gennaio con il primo treno di 700 studenti diretto a Auschwitz e Birkenau. La conclusione del percorso, promosso da Terra del Fuoco, &#232; fissata durante la giornata per la celebrazione collettiva del 25 aprile.

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 <content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.periodicamente.it/IMG/arton1780.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;1000&quot; height=&quot;750&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;TORINO - Il Treno della Memoria &#232; un'iniziativa dell'Associazione Terra del Fuoco, che punta a realizzare con i giovani di tutta Italia un percorso di conoscenza e educazione alla storia. Mercoled&#236; 20 gennaio 2010 partiranno i primi 700 ragazzi con il Treno della Memoria, un evento che giunge alla quinta edizione. I partecipanti, studenti provenienti da dieci regioni italiane, vengono coinvolti in un progetto che si protrae per l'intera durata dell'anno scolastico, fatto di incontri e laboratori finalizzati ad insegnare l'importanza della Memoria per il nostro Paese. Culmine del percorso &#232; il viaggio degli studenti, accompagnati dai giovani educatori di Terra del Fuoco, in Polonia, dove verranno portati a visitare i campi di concentramento e di sterminio di Auschwitz e Birkenau.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La conclusione del percorso promosso da Terra del Fuoco si ha nella celebrazione collettiva del 25 aprile. La Conferenza stampa di presentazione dell'edizione 2010 del Treno della Memoria si terr&#224; appena prima della partenza del primo treno, mercoled&#236; 20 gennaio 2010 alle ore 9.30 al Teatro Regio di Torino. Interverranno, per raccontare l'iniziativa: Sergio Chiamparino, Sindaco di Torino, Mercedes Bresso, Presidente della Regione Piemonte, Antonio Saitta, Presidente della Provincia di Torino, Oliviero Alotto, Presidente Terra del Fuoco e Tonino Calvano, Presidente del Comitato Provinciale CRI Torino. Sul primo treno in partenza da Torino, viagger&#224;, insieme agli oltre 700 ragazzi piemontesi, una delegazione di 13 giovani abruzzesi. Il tema del percorso educativo dell'edizione 2010 del Treno della memoria sar&#224; il narcotraffico e la spirale di sfruttamento internazionale messa in moto da questa economia illegale.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;La storia del treno&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Nella primavera del 2004 l&amp;rsquo;Associazione Terra del Fuoco organizz&#242; la manifestazione &#8220;Piemonte Fabbrica di Cultura&#8221;, una settimana di scambio culturale delle &#8220;culture underground&#8221; piemontesi nella citt&#224; polacca di Cracovia. Nel giorno di pausa della kermesse alcuni dei soci decisero di visitare il vicino Museo Internazionale dell&amp;rsquo;Olocausto di Auschwitz &#8211; Birkenau, e uscirono da quell&amp;rsquo;esperienza con la convinzione che tutti i giovani dovessero, almeno una volta nella vita, essere testimoni diretti di quell&amp;rsquo;orrore. Cos&#236; nacque il progetto Treno della Memoria. Era il gennaio del 2005 quando il primo Treno della Memoria part&#236; alla volta di Cracovia con 600 giovani piemontesi e 50 leccesi, guidati dai giovanissimi educatori dell&amp;rsquo;Associazione Terra del Fuoco. Da allora quei 700 ragazzi sono diventati pi&#249; di 9000 e il progetto &#232; cresciuto arrivando a coinvolgere quasi 10 regioni italiane nell&amp;rsquo;edizione del 2010. Da un&amp;rsquo;idea di un gruppo di giovanissimi torinesi, &#232; nato un progetto che oggi raggiunge tutta Italia. La crescita del progetto non si limita per&#242; alle cifre: dalla sua prima edizione il Treno si &#232; arricchito di un percorso educativo che affianca i giovani partecipanti per un intero anno scolastico, con incontri formativi che precedono e seguono il viaggio e che si chiudono con la celebrazione, tutti insieme, del 25 aprile. Il progetto ha, sin dalle sue origini, il sostegno della Regione Piemonte, della Provincia e del Comune di Torino e oggi anche delle Regioni, Province e Comuni che sempre pi&#249; numerosi hanno aderito e continuano ad aderire al Treno della Memoria.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Percorso educativo&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il Treno della Memoria non &#232; solo un viaggio, &#232; un percorso di crescita che mira a stimolare nei suoi partecipanti la consapevolezza del loro ruolo di cittadini attivi, italiani ed europei, dei loro doveri, diritti e responsabilit&#224; verso la societ&#224; e verso le persone. Il percorso educativo affrontato dai ragazzi si snoda in quattro fasi chiave: Storia, Memoria, Testimonianza e Impegno. &#200; un percorso che va controcorrente puntando su risultati di lungo periodo, nella convinzione che la chiave del miglioramento e della crescita sia dare ai ragazzi gli strumenti per capire e analizzare la realt&#224; e per dialogare con gli altri. Il Treno parte quindi con un percorso di formazione articolato in quattro incontri di gruppo. Con i metodi dell&amp;rsquo;educazione fra pari e non formale, i partecipanti vengono preparati da giovani e competenti educatori ad affrontare il viaggio e la visita al campo di concentramento e sterminio di Auschwitz-Birkenau con la consapevolezza e la conoscenza storica del nostro passato. Attraverso il gioco, lo studio, l&amp;rsquo;ascolto di testimonianze dirette, il dialogo e l&amp;rsquo;immedesimazione, i ragazzi vengono stimolati e guidati in una prima analisi delle dinamiche che hanno portato ai fatti tragici che hanno coinvolto tutta l&amp;rsquo;Europa nella met&#224; del secolo scorso e di cui siamo stati protagonisti e autori, perch&#233; non si ripetano mai pi&#249;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il primo incontro &#232; un momento di presentazione e conoscenza reciproca. L&amp;rsquo;educatore spiegher&#224; ai ragazzi il senso del progetto e attraverso attivit&#224; di group building romper&#224; il ghiaccio favorendo la formazione di un gruppo unito e un clima di dialogo e di scambio, fondamentale per la riuscita del percorso. Il secondo incontro per i partecipanti di Torino &#232; costituito dal Memobus: un autobus che attraversa la citt&#224; facendo tappa nei luoghi chiave della deportazione, che saranno raccontati attraverso performance teatrali dalla compagnia guidata dal regista torinese Marco Alotto. Per tutte le altre regioni si proceder&#224; invece con un laboratorio pensato per stimolare i ragazzi alla riflessione sui totalitarismi (nazismo e fascismo) e sulle precarie condizioni di vita della popolazione civile durante la guerra. Nel terzo incontro verr&#224; proposto ai ragazzi un gioco di ruolo, che servir&#224; a proseguire la formazione storica e ad aprire una riflessione che parta dagli avvenimenti passati per arrivare al concetto di responsabilit&#224; individuale e collettiva.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>FOCUS ENERGIA &#8211; L'Italia torna al nucleare. Scelta saggia?</title>
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		<dc:date>2009-12-21T16:28:00Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Alessandro Valentini</dc:creator>

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		<description>A 22 anni di distanza dal referendum che band&#236; il nucleare dall'Italia, il governo ha deciso il rilancio di questa forma di produzione di energia, riaccendendo un dibattito per la verit&#224; mai sopito. Intanto tra le principali economie occidentali c'&#232; chi vira sulle rinnovabili e chi continua a puntare (anche) sul nucleare. Ma di quarta generazione.

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 <content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.periodicamente.it/IMG/arton1779.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;430&quot; height=&quot;284&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Nel 1987, sulla scia dell'onda emotiva suscitata dall'incidente di Chernobyl, l'80% degli italiani si espresse in un referendum popolare per lo stop alla generazione di energia attraverso le centrali nucleari. Chi nel nostro paese &#232; favorevole ad un ritorno al nucleare lamenta, non avendo tutti i torti, la situazione paradossale venutasi a creare anche a seguito di quell'esito referendario: gli italiani pagano l'energia pi&#249; di chiunque altro in Europa, e sono comunque a rischio contaminazione per l'alto numero di centrali nucleari esistenti subito al di l&#224; dei nostri confini. Inoltre la crescente consapevolezza della necessit&#224; di una maggiore indipendenza energetica e di una produzione di energia che comporti meno emissioni di Co2 nell'atmosfera ha contributo anch'essa a riaccendere nel nostro paese il dibattito sul nucleare.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;L'attuale governo ha sempre manifestato l'intenzione di rilanciarlo, ed in effetti, dal 9 luglio scorso, con l'approvazione definitiva del Ddl Sviluppo da parte del Senato, il ritorno dell'Italia al nucleare &#232; legge. Precedentemente, in febbraio, Enel aveva firmato con la francese EdF un memorandum of understanding per la collaborazione nella costruzione di 4 centrali nucleari che dovranno essere operative nella penisola tra il 2020 ed il 2023. In questi giorni si &#232; tornato a parlare di dove potrebbero essere localizzate le centrali, ma il Ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola ha affermato che la scelta definitiva dei siti non avverr&#224; prima di primavera. Ovvero non prima delle elezioni regionali. Che questa tempistica non sia casuale &#232; abbastanza evidente, poich&#233; i passaggi pi&#249; delicati che l'esecutivo dovr&#224; affrontare sono proprio quelli con le regioni: eccezion fatta per timide aperture dal Veneto e dalla Sicilia, la maggior parte dei governatori italiani &#232; attualmente contraria ad ospitare sul suolo della propria regione una centrale nucleare; la Puglia il 4 dicembre scorso ha varato una legge regionale che vieta sul suo territorio il nucleare in qualsiasi sua fase (quindi dalla produzione allo stoccaggio nei depositi di scorie). Il Piemonte, la Toscana e la Calabria dal canto loro hanno annunciato che faranno ricorso contro la norma che reintroduce il nucleare, specie per la parte che prevede che il governo possa decidere dove costruire i siti senza consultare le regioni. Quello della localizzazione dei 4 reattori &#232; tuttavia solo uno dei nodi da sciogliere, bisogner&#224; infatti identificare anche i siti per lo stoccaggio delle scorie radioattive e quantificare le compensazioni economiche per le popolazioni interessate.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Pare gi&#224; assodato invece il tipo di tecnologia che si utilizzer&#224;: i reattori che verranno realizzati saranno di terza generazione avanzata e del tipo EPR (European Pressurized Reactor, reattore nucleare europeo ad acqua pressurizzata) . Si tratta di una tecnologia sviluppata dalla francese Areva, per cui nel processo di fissione si utilizza acqua naturale sotto-raffreddata per il raffreddamento del nocciolo e la moderazione dei neutroni. Per terza generazione &#8220;avanzata&#8221; si intendono invece soltanto pi&#249; elevati standard di sicurezza e convenienza economica rispetto alle generazioni precedenti. Al momento, insieme a due centrali che i francesi stanno costruendo in Cina, gli impianti in cantiere nella centrale finlandese di Olkiluoto e in quella francese di Flamanville sono gli unici reattori EPR attualmente in costruzione al mondo. In particolare il cantiere di Olkiluoto, commissionato alla francese Areva e alla tedesca Siemens, &#232; partito nel 2005 e avrebbe dovuto chiudersi nel 2009, con un costo totale di 2,5 miliardi di euro. Per&#242;, come peraltro Greenpeace sta denunciando da diversi mesi, imprevisti, difetti nella costruzione, violazioni di misure di sicurezza hanno causato uno slittamento della fine dei lavori di almeno tre anni, e hanno fatto lievitare i costi fino a 5,3 miliardi di euro. La nuova tecnologia quindi sta evidenziando non pochi problemi gi&#224; in fase di realizzazione.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In un'intervista di pochi giorni fa il premio Nobel Carlo Rubbia &#232; tornato a criticare la decisione dell'attuale governo sul rilancio del nucleare, chiedendosi se contestualmente si &#232; deciso anche come smaltire le scorie (che con la tecnologia EPR sono in minor quantit&#224; ma pi&#249; radioattive), e soprattutto quale possa essere l'apporto strategico di 4 reattori nucleari se la Francia copre s&#236; il 76% del suo fabbisogno energetico col nucleare, ma con 58 reattori. Tra l'altro qualche settimana fa ha fatto scalpore la notizia che il paese transalpino in ottobre, per la prima volta dal 1982, ha dovuto importare energia, a causa del blocco simultaneo di 18 dei suoi 58 reattori, a causa di incidenti o operazioni di manutenzione. Rubbia &#232; critico verso il ricorso al nucleare anche per l'alto costo necessario alla realizzazione delle centrali, e per il fatto che ci vogliono circa dieci anni per costruirle e avviarle a pieno regime; il che significa che non apporterebbero una veloce risposta alle questioni urgenti attinenti alla sicurezza energetica e all'efficienza in termini di diversificazione verso fonti meno inquinanti. In questo senso il contributo delle rinnovabili sarebbe pi&#249; rapido e quindi efficace, anche se va detto che se si ambisse a creare centrali solari o eoliche in grado di fornire gli stessi megawatt garantiti da 4 impianti nucleari l'impatto sul territorio, in termini di superficie che andrebbe dedicata agli impianti, sarebbe ben maggiore; inoltre, almeno per il momento, le rinnovabili sono meno affidabili dal punto di vista della costanza dell'approvvigionamento. Ma a loro volta sono di certo pi&#249; pulite e sicure. A fronte di una quota (che dovrebbe essere via via decrescente) di energia prodotta dai combustibili fossili, la scelta tra il nucleare e l'energia verde, o comunque il dosaggio fra loro, diventa quindi strategica, determinando quel mix energetico grazie al quale ogni paese intende raggiungere i propri obiettivi di efficienza e indipendenza.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Per esempio la Germania, terza potenza economica al mondo, primo consumatore di energia in Europa, ma anche il paese europeo pi&#249; impegnato nel campo delle rinnovabili, ha deciso che entro il 2021 dismetter&#224; le ultime 17 centrali nucleari ancora in funzione sul suo territorio, scegliendo cos&#236; di puntare sulle rinnovabili, oltre che sul metano. Negli Stati Uniti invece il grande piano energetico di Obama prevede non solo massicci investimenti nelle fonti di energia rinnovabile, ma anche lo stanziamento di fondi, per la prima volta dal 1978, per la costruzione di 4 nuove centrali nucleari. I lavori non dovrebbero cominciare prima di qualche anno, perch&#233; i reattori che si vogliono realizzare saranno di quarta generazione, una tecnologia innovativa ancora in fase di studio, e molto diversa dall'attuale: sar&#224; pi&#249; affidabile, pi&#249; sicura - ovvero in grado di garantire sicurezza anche in caso di attacco terroristico aereo, cosa al momento non garantita &#8211; e pi&#249; economica, grazie ad un uso pi&#249; efficiente delle risorse naturali e soprattutto grazie al ritrattamento delle scorie, ovvero al loro riutilizzo, con cui si supererebbero almeno parzialmente i problemi relativi allo stoccaggio dei rifiuti radioattivi, ed alla temuta scarsit&#224; dell'uranio. Infine, secondo il piano anti-crisi presentato nei giorni scorsi da Sarkozy, la Francia stanzier&#224; 5 miliardi di euro per le rinnovabili, ed uno soltanto per il nucleare, proprio nel campo della ricerca sui reattori di quarta generazione. In Italia, ammesso che la volont&#224; popolare espressa nel 1987 sia &#8220;scaduta&#8221;, alla luce delle diverse opzioni possibili sarebbe auspicabile una riflessione sul nucleare quantomeno pi&#249; attenta (non solo sul &#8220;se&#8221;, ma anche sul &#8220;come&#8221; e sul &#8220;quanto&#8221;), sulla base non di pregiudizi ideologici ma soprattutto di precise valutazioni scientifiche.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	<item>
		<title>FOCUS ENERGIA - La diplomazia nei gasdotti</title>
		<link>http://www.periodicamente.it/La-diplomazia-nei-gasdotti</link>
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		<dc:date>2009-11-30T09:27:48Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Alessandro Valentini</dc:creator>

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		<dc:subject>Principale</dc:subject>

		<description>Il futuro dell'Europa non pu&#242; prescindere da approvvigionamenti di gas pi&#249; adeguati e indipendenti dalla Russia, che per&#242; non sta con le mani in mano e con nuovi gasdotti tenta di aggirare paesi per lei problematici. L'Italia intanto guarda a Mosca e tenta di rafforzare il suo ruolo nel Mediterraneo.

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 <content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.periodicamente.it/IMG/arton1759.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;638&quot; height=&quot;430&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Dispute contrattuali tra Mosca e Kiev legate ai gasdotti Northern Lights e Brotherhood hanno portato pi&#249; di una volta a temporanei tagli alle forniture di metano russo, col rischio di immediate ripercussioni non solo in Ucraina ma anche nell'Ue. Ci si and&#242; vicino nell'inverno 2005-2006, ed anche l'anno scorso, se la crisi non avesse ridotto la domanda energetica europea. Ma nonostante la crisi le previsioni parlano di un costante aumento del nostro fabbisogno di metano, e quindi alla luce di queste pericolose frizioni e di queste previsioni &#232; forte la volont&#224; europea di garantirsi gas pi&#249; &#8220;sicuro&#8221; soprattutto diversificando le fonti. Difatti i gasdotti che portano il metano in Europa provengono in gran parte dalla Russia, in misura minore dall'Asia centrale e dal Nord Africa. Ora, nell'ottica della diversificazione, uno dei progetti principali su cui punta l'Ue &#232; Nabucco, un gasdotto che dovrebbe portare il metano dai grandi giacimenti del Mar Caspio senza passare dalla Russia, transitando a sud dei suoi confini e a nord di paesi attualmente scomodi come Iran e Iraq, ovvero attraverso Azerbaigian e Georgia, per poi giungere in Austria via Turchia e i Balcani. Questo progetto &#232; fortemente appoggiato dagli Stati Uniti, che temono un'Europa troppo dipendente da Mosca, anche se per ora Nabucco soffre di una debolezza strutturale: al momento si basa esclusivamente sulle forniture di metano promesse dall'Azerbaigian, un potenziale di produzione di gas non sufficiente a mantenere l'intero progetto, che si vuole s&#236; implementare per gli interessi strategici europei, ma che senza una congrua redditivit&#224; non trover&#224; gli adeguati finanziamenti. C'era la possibilit&#224; di aggiungere al gas azero quello del Turkmenistan, ma da poco Ashgabat ha firmato per trasportare il suo gas attraverso la Russia. Visto il tracciato quindi per Nabucco diventerebbe fondamentale l'opzione &#8220;mediorientale&#8221;: potrebbe infatti convogliare anche il gas proveniente dal nord dell'Iraq e dall'Iran, altre zone ricche di risorse energetiche. Qui la politica energetica internazionale si intreccia con il destino di quest'area turbolenta: la sua stabilizzazione potrebbe dipendere dalle strategie energetiche internazionali - soprattutto statunitensi - o viceversa queste ultime potrebbero dispiegarsi completamente soltanto a seguito di una pacificazione della regione.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La Russia ha invece il problema di aggirare quei paesi della ex-area di influenza sovietica con cui i rapporti sono spesso problematici, e a questo proposito sta portando avanti due progetti. Un primo, considerato in &#8220;concorrenza&#8221; con Nabucco, &#232; il South Stream, progetto italo-russo che vede coinvolte Eni e Gazprom, e che attraverser&#224; il Mar Nero per portare il gas del Caucaso russo e dell'Asia centrale in Bulgaria, dove la condotta si divider&#224; in due ramificazioni, una verso l'Austria, l'altra verso l'Italia. Rispetto al progetto europeo si tratta di un investimento pi&#249; sicuro, perch&#233; potr&#224; contare su gas russo, turkmeno e dell'Asia centrale, e quindi la sua capacit&#224; prevista, pi&#249; di 60 Mmc l'anno, dovrebbe essere sfruttata appieno. Tuttavia i costi previsti sono molto alti, una ventina di miliardi di euro, in virt&#249; anche del lungo tratto sommerso dove i tubi dovranno essere posati fino a 2000 metri di profondit&#224;. Per le stesse ragioni per cui appoggia Nabucco, questo progetto non piace molto all'amministrazione Usa, anche se recentemente, in linea con la nuova politica di relazioni amichevoli inaugurata da Obama, Richard Morningstar, l'inviato speciale di Hillary Clinton per l'energia in Eurasia, ha affermato che i due progetti &#8220;possono convivere&#8221;. Un ennesimo punto a favore di South Stream, che grazie alle manovre diplomatiche messe in atto dai suoi principali fautori (il Cremlino ma anche l'&#8221;amico&#8221; Berlusconi) ha raccolto negli ultimi mesi la disponibilit&#224; di tutti i paesi sul cui territorio dovrebbe passare. Per ultima la Turchia (interessata per la posa del gasdotto nelle sue acque territoriali), e non a caso il premier turco Erdogan era collegato in videoconferenza alla riunione tenutasi a San Pietroburgo tra Putin e Berlusconi nell'ambito della visita informale del Cavaliere dello scorso 22 ottobre. Tra l'altro in quell'occasione pare che il premier abbia spinto per un'accelerazione dei lavori, per non rimanere indietro rispetto all'altro progetto caro ai russi e in fase pi&#249; avanzata, ovvero il North Stream, gasdotto da 55 Mmc l'anno che dal nord della Russia si inabisser&#224; sotto il Mar Baltico - bypassando cos&#236; oltre alle scomode Ucraina, Bielorussia e Polonia anche le repubbliche baltiche - diretto verso la Germania, primo consumatore europeo di gas russo.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;I progetti di cui si discute, a fronte di una effettiva ripresa della domanda europea di gas, non sono in contrasto tra loro, la questione casomai &#232; la loro opportunit&#224;: se da una parte &#232; ovviamente scontato che pi&#249; vie del gas rappresentano pi&#249; sicurezza per l'Europa, dall'altra secondo alcuni analisti con il North ed il South Stream la Russia avrebbe pi&#249; libert&#224; per usare le forniture di gas come arma di ricatto politico, potendo grazie ad un'estesa rete di gasdotti interrompere le forniture ad un paese senza danneggiare gli altri, e soprattutto senza pregiudicarsi gli introiti che dagli altri continuerebbero ad arrivare. Insomma i paesi europei sarebbero paradossalmente pi&#249; ricattabili di prima. La vera questione &#232; per&#242; se veramente quella di chiudere i rubinetti sia un'arma utilizzabile dalla Russia: l'economia russa difatti &#232; pericolosamente sbilanciata verso le esportazioni di ci&#242; di cui &#232; pi&#249; ricca, ovvero le risorse naturali, che costituiscono l'80% dell'export totale, e si basa molto su queste vere e proprie rendite di posizione, a fronte delle quali non si vede ancora un adeguato sviluppo del settore produttivo. Inoltre per quanto estese, le riserve russe non sono infinite e sono sottoposte ad intenso sfruttamento: per quanto tempo potranno sostenere la crescita interna e le sempre maggiori esportazioni? Anche la Russia ha i suoi problemi.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In questo scenario complesso l'Italia pu&#242; contare su una crescente diversificazione, grazie agli impianti di rigassificazione in cantiere e ad altri gasdotti in costruzione nell'area mediterranea, dove sono gi&#224; attivi il Green Stream proveniente dalla Libia e l' Enrico Mattei proveniente dall'Algeria. Nel 2010 dovrebbero cominciare i lavori per il Galsi, una conduttura di portata pi&#249; limitata (8Mmc l'anno) che congiunger&#224; la rete nazionale ai giacimenti algerini via Sardegna, e che servir&#224; soprattutto per la metanizzazione dell'isola sarda. Altri gasdotti in fase di realizzazione sono l'ITGI (Interconnettore Turchia-Grecia-Italia) e il TAP (Trans Adriatic Pipeline); entrambi ci collegheranno ai giacimenti del Caspio e del Caucaso, e potenzialmente anche a quelli del Medio Oriente. La corsa al gas quindi ci vede protagonisti, e basta sfogliare il calendario delle missioni all'estero del nostro Presidente del Consiglio per rendersi conto di come la politica energetica sia una priorit&#224; assoluta del nostro governo. Ma anche altrove non si scherza: basti pensare che l'attuale Presidente russo Medvedev vanta nel suo curriculum importanti trascorsi ai vertici di Gazprom, o che la Germania ha nominato l'ex cancelliere Schroeder a capo del consorzio che si occuper&#224; della costruzione del North Stream, ed &#232; riuscita a piazzare un altro importante politico tedesco (Joschka Fischer) alla supervisione di Nabucco. Tutti, compresi i paesi d'origine, vogliono giocarsi la partita al meglio. L'Ue per&#242;, al di l&#224; di Nabucco, manca di un coordinamento efficace della politica energetica, a causa della prevalenza degli interessi nazionali, che gi&#224; sono causa dell'insufficiente grado di interconnessione dei mercati europei, in mano ai monopolisti nazionali; e infatti i paesi europei si muovono individualmente, pregiudicando una cooperazione che gioverebbe alquanto al vecchio continente.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>



	<item>
		<title>FOCUS ENERGIA - I rigassificatori e l'Italia come hub del gas</title>
		<link>http://www.periodicamente.it/FOCUS-ENERGIA-I-rigassificatori-e</link>
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		<dc:date>2009-11-16T16:41:43Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Alessandro Valentini</dc:creator>

<category domain="http://www.periodicamente.it/-Cronaca-">Cronaca</category>

		<dc:subject>Principale</dc:subject>

		<description>Il 20 ottobre scorso &#232; stato ufficialmente inaugurato il rigassificatore offshore di Rovigo, grazie al quale l'Italia importer&#224; ingenti quantitativi di metano dal Qatar; altri impianti simili sono in fase di progettazione e costruzione. Grazie ad essi il nostro paese potr&#224; contare su approvvigionamenti energetici pi&#249; sicuri e potr&#224; tentare di diventare un hub del gas a livello europeo. Anche se non son tutte rose e fiori.

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		</description>


 <content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.periodicamente.it/IMG/arton1754.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;380&quot; height=&quot;280&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Con circa 85 miliardi di metri cubi (Mmc) all'anno, l'Italia &#232; il terzo consumatore europeo di gas metano. Buona parte di esso viene utilizzato nel nostro paese per generare, attraverso i cicli combinati, il 57% del nostro fabbisogno annuo di energia elettrica; il resto lo usiamo per i consumi domestici. Ma da dove proviene questo gas? Il nostro paese estrae dal proprio suolo circa 10 Mmc all'anno, e quindi provvede autonomamente soltanto all'8% del suo fabbisogno interno di gas; tutto il resto proviene dall'estero, soprattutto attraverso gasdotti che trasportano il metano da Russia, Algeria e Libia, paesi non stabili o comunque non completamente affidabili, il che ci mette, al pari del resto d'Europa, in una cronica posizione di pericolosa dipendenza e strutturale debolezza. Infine una piccola parte, circa 3 Mmc all'anno, arriva via mare dall'Algeria alle coste liguri, dove le navi attraccano al rigassificatore GNL(che tratta ovvero gas naturale allo stato liquido) di Panigaglia, fino a poco tempo fa l'unico impianto di questo tipo esistente in Italia. All'origine, in questo caso nel paese nordafricano, il metano viene raffreddato al di sotto della sua temperatura di ebollizione, e viene quindi portato allo stato liquido. Ci&#242; ne facilita il trasporto riducendone il volume fino a 600 volte e ne diminuisce i rischi legati all'infiammabilit&#224;. Arrivato al rigassificatore su navi dotate di cisterne criogeniche (le metaniere), il gas liquido attraverso l'innalzamento della temperatura viene riportato allo stato aeriforme per poter cos&#236; essere immesso nella rete terrestre nazionale.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ora, dopo un iter durato dieci anni che ha visto l'impegno di governi di diverso colore, e dopo cinque anni di lavori, il 20 ottobre scorso &#232; stato ufficialmente inaugurato il secondo rigassificatore italiano, il terminale Adriatic Lng, il primo impianto di rigassificazione offshore al mondo, situato 15 km al largo della costa di Rovigo (Veneto). E' una piattaforma in cemento grande quanto lo stadio di San Siro e, grazie ad un contratto stipulato nel 2001, per i prossimi 25 anni due volte alla settimana metaniere provenienti dal Qatar vi attraccheranno per svuotare nei suoi serbatoi gas liquido per 6,4 Mmc all'anno, a fronte di una capacit&#224; di rigassificazione totale dell'impianto di 8 Mmc. La costruzione di un impianto del genere lontano dalla costa ha il vantaggio di attenuare i rischi per la popolazione: l'imponente mole di questi impianti, e soprattutto la quantit&#224; di gas altamente infiammabile che vi transita, costituiscono effettivamente dei grossi fattori di pericolo, e come tali vengono percepiti dalle popolazioni locali, anche se bisogna dire che a livello mondiale impianti di questo tipo non sono mai stati protagonisti di gravi incidenti. L'unico di rilievo ebbe luogo nel 1944 negli Stati Uniti, a Cleveland, dove 90 milioni di metri cubi di gas esplosero causando 130 vittime. Ma all'epoca la tecnologia era alquanto pi&#249; primitiva rispetto all'attuale.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Rimangono tuttavia alcune perplessit&#224; legate all'impatto ambientale della rigassificazione: una, su scala locale, riguarda il divario termico necessario per riportare allo stato aeriforme il gas. Durante questo processo viene assorbito calore, e vengono liberate molte frigorie (unit&#224; di misura analoga alla caloria), che rischiano di danneggiare l'ambiente marino circostante. Questo stesso aspetto per&#242; rappresenta anche una grande opportunit&#224; in termini di risparmio energetico e applicazioni tecnologiche, tuttavia al momento solo sulla carta: il freddo sprigionato infatti potrebbe essere utilizzato per processi di surgelazione tipici dell'industria alimentare del freddo, o per la ricerca nel campo dei superconduttori e delle nanotecnologie. La maggiore perplessit&#224; riguarda per&#242; l'inefficienza energetica complessiva dell'intero ciclo grazie a cui il gas arriva a destinazione: se i rigassificatori di per s&#233; non comportano particolari emissioni di CO2, altrettanto non si pu&#242; dire riguardo all'estrazione, alla liquefazione e soprattutto al trasporto via nave del metano.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Comunque sia l'impianto di Rovigo, di propriet&#224; dell'Adriatic LNG, societ&#224; partecipata per il 45% da ExxonMobil , per un altro 45% da Qatar Petroleum, e dall'italiana Edison per il rimanente 10%, nelle intenzioni dell'attuale governo dovrebbe essere soltanto il primo di 11 rigassificatori, alcuni gi&#224; in via di realizzazione (Livorno, Porto Empedocle, Capobianco), che ci renderebbero secondi soltanto al Giappone nell'utilizzazione di questo metodo di approvvigionamento energetico. Questa politica energetica di trasporto del GNL ha nella teoria due ordini di ricadute positive sul nostro paese. Anzitutto ha il merito di contribuire in maniera concreta alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento (intese come paesi d'origine). Effettivamente quella dei rigassificatori, per quanto pi&#249; costosa rispetto ai gasdotti, &#232; per il nostro paese una strada obbligata per far arrivare gas da giacimenti naturali troppo lontani per essere collegati con gasdotti, garantendoci cos&#236; rifornimenti pi&#249; sicuri: nel caso di Adriatic LNG per esempio il metano giunger&#224; dal Qatar che al momento &#232; il terzo paese al mondo per riserve di questo gas. L' aumento dell'offerta di metano nel nostro paese dovrebbe poi comportare una riduzione degli importi delle bollette. A questo riguardo va per&#242; fatto notare che se le nostre bollette sono di un terzo pi&#249; care rispetto a quelle degli altri cittadini europei ci&#242; &#232; dovuto anche alla costosa generazione di elettricit&#224; proprio attraverso il gas.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;D'altro canto occorre notare come in realt&#224; esistano nel nostro paese alcuni limiti strutturali alla crescita di consumo di metano. La metanizzazione dei comuni italiani &#232; quasi completata, ed inoltre &#232; in costante declino la domanda industriale di gas, anche a causa dei recenti fenomeni di delocalizzazione delle imprese all'estero. Inoltre l'obiettivo comunitario del 20/20/20 entro il 2020 (20% in meno di emissioni, 20% di risparmio energetico, 20% di rinnovabili sul totale dei consumi) impone una politica energetica meno focalizzata sull'uso del gas. E proprio la Commissione europea valuta per il 2020, in caso di raggiungimento degli obiettivi prefissati, il fabbisogno italiano di gas a 90 Mmc annui. E allora perch&#233; costruire ben 11 rigassificatori, che porterebbero a 150 Mmc all'anno la quantit&#224; di gas che l'Italia sapr&#224; importare, ovvero ben oltre il fabbisogno interno stimato? L'idea di fondo &#232; quella di fare dell'Italia un hub energetico, in questo caso un vero e proprio snodo del gas, sfruttando finalmente la posizione geografica del nostro paese, ponte nel Mediterraneo tra l' Europa grande consumatrice di energia ed il Sud e l'Est ricchi di giacimenti.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Nelle intenzioni ci&#242; aumenterebbe il nostro peso strategico nel quadro europeo ed internazionale, e sarebbe un grande business per le imprese italiane coinvolte. In realt&#224; affinch&#233; ci&#242; si verifichi &#232; necessario, oltre alla costruzione dei rigassificatori, che si realizzino anche altre condizioni, quali un'adeguata presenza nei paesi di origine di impianti di liquefazione (attualmente in numero molto inferiore ai rigassificatori), la creazione di gasdotti in uscita dal nostro paese, la cui assenza al momento rende di fatto impossibile esportare gas dall'Italia al resto d'Europa, la separazione di Snam, gestore della rete nazionale di trasporto del gas, da Eni, attore privato. Inoltre il vero punto debole di questa strategia &#232; che l'Italia punterebbe su una fonte di energia scarsamente presente sul suo territorio, e quindi, se &#232; vero che cos&#236; avrebbe un portafoglio di opzioni pi&#249; ampio, si affrancherebbe per&#242; solo parzialmente dal problema della dipendenza energetica da paesi esteri. Ci&#242; che invece &#232; ovviamente scongiurato nel campo delle energie rinnovabili, che si producono in loco, ma non per esempio nel campo del nucleare, dove uranio e plutonio andrebbero comunque importati da fuori.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>La terra non smette di tremare</title>
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		<dc:date>2009-10-06T07:34:21Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Giovanni Fusilli</dc:creator>

<category domain="http://www.periodicamente.it/-Cronaca-">Cronaca</category>

		<dc:subject>Principale</dc:subject>

		<description>I terremoti che colpiscono l'arcipelago indonesiano si susseguono dal 2004 a ritmi sempre pi&#249; incalzanti. In seguito all'ultima scossa di alcuni giorni fa il numero delle vittime e dei dispersi sale sempre di pi&#249;. Un dramma di una &quot;guerra interna&quot; del pianeta Terra.

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 <content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.periodicamente.it/IMG/arton1736.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;511&quot; height=&quot;341&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;E' quantomai appropriato definirli i &#8220;confini del mondo&#8221;. Terre situate in bilico su un precipizio instabile, mosso costantemente dal magma e dai battiti che risalgono dal cuore della terra. Nel corso del tempo non &#232; affatto diminuita la violenza degli scontri che avvengono sotto la crosta terrestre. Basti pensare che nel dicembre 2004 proprio l&#236; ha avuto luogo il maremoto pi&#249; grande mai misurato nella storia, quello il cui tsunami ha ucciso 230.000 persone nella sola, con una propagazione che ha raggiunto anche le coste dell'Africa. Da pochi giorni l'isola di Sumatra, tra le pi&#249; grandi dell'arcipelago indonesiano &#232; nuovamente nota alle cronache per l'ultima tremenda scossa di terremoto, a seguito della quale il numero dei dispersi &#232; di 3000, e al momento quello dei morti accertati &#232; di 770, secondo le fonti ministeriali. La terra ha tremato il giorno 30 settembre alle ore 12,16 italiane, mentre l&#236; erano appena le 7,16 del mattino,con una intensit&#224; pari a 7,6 gradi della scala Richter; mentre una successiva forte scossa ha colpito l'isola nella notte successiva, con un'intensit&#224; di 6,8 gradi. I danni sono altissimi. Edifici interi crollati, villaggi spazzati via dalle frane e strade che non esistono pi&#249;. La citt&#224; pi&#249; colpita &#232; stata Padang, a 50 km dall'epicentro del sisma. Da pi&#249; di tre giorni si scava sotto le macerie, ed anche in questo caso non sono mancati episodi &#8220;a lieto fine&#8221;:un ragazzo &#232; stato recuperato dopo 40 ore ancora in vita, ed un'altro uomo &#232; riuscito sotto le macerie ad inviare un messaggio a suo padre, permettendo cos&#236; di essere individuato e recuperato.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Anche questa volta al terremoto &#232; seguito l'allarme per un possibile tsunami &#8211; fortunatamente scongiurato - collegato al sisma, soprattutto vista la stretta vicinanza temporale con il terremoto di ottavo grado avvenuto circa sedici ore prima alle isole Samoa, pi&#249; o meno come avvenne cinque anni fa, in cui lo tsunami del 26 dicembre 2004 venne anticipato da un tremendo terremoto in quell'arcipelago, situato a pi&#249; di ottomila chilometri di distanza, ma unite dallo stesso confine tra le due placche della crosta terrestre. Gli aiuti umanitari sono gi&#224; partiti, anche se &#232; difficilissimo farli arrivare effettivamente a destinazione. La Ue ha subito stanziato 3 milioni di euro, mentre dalla Farnesina sono partiti due aerei con i principali mezzi di soccorso: cibo medicinali, tende, coperte, alimenti per bambini e sacchi per i cadaveri.La lista di sismi di maggiore o minore intensit&#224; &#232; vastissima per tutta l'area indonesiana, e tra quelli pi&#249; forti e disastrosi della storia ben quattro appartengono proprio a quell'arcipelago, di cui tre a distanza molto ravvicinata: dicembre 2004, marzo 2005, settembre 2007.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;E' decisamente singolare che un luogo cos&#236; pericoloso, l'arcipelago indonesiano, risulti il quarto paese pi&#249; popoloso al mondo, con circa 222 milioni di abitanti. I suoi paesaggi sono paradisiaci: mari incontaminati, terreni fertili ed una biodiversit&#224; tra le maggiori del pianeta. Proprio sotto questa meraviglia &#232; in corso una violenta ed eterna guerra geologica, cominciata centinaia di milioni di anni fa. Basti pensare che proprio l&#236;, 70.000 anni fa, dall'eruzione di un supervulcano chiamato Toba, segu&#236; una catastrofe di dimensioni globali. Un'affascinante teoria geo-filosofica afferma che la terra sia un essere vivente autosufficiente che provveda alla propria sussistenza, e che sia in grado di eliminare ci&#242; che &#232; a lei dannoso. Considerati certi avvenimenti e tenendo conto del fatto che avvengono una una delle zone del pianeta dove la povert&#224; &#232; pi&#249; alta e dove la natura &#232; pi&#249; rigogliosa e incontaminata, direi che &#232; possibile confutare una tesi del genere con estrema facilit&#224;.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>Grandi artisti per costruire un futuro migliore</title>
		<link>http://www.periodicamente.it/Grandi-artisti-per-costruire-un</link>
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		<dc:date>2009-09-03T08:12:22Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Danielantonio Di Palma</dc:creator>

<category domain="http://www.periodicamente.it/-Cronaca-">Cronaca</category>

		<dc:subject>Principale</dc:subject>

		<description>A Breve l'inaugurazione della collettiva di beneficenza organizzata a Torino da Openland Onlus. Molti gli artisti famosi che hanno donato le loro opere per l'asta, il cui ricavato servir&#224; a costruire un centro di protesi in Tanzania.

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 <content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.periodicamente.it/IMG/arton1715.gif&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;227&quot; height=&quot;200&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;TORINO - L'arte non &#232; solo un elemento astratto per allietare i sensi dell'uomo, ma pu&#242; essere un veicolo capace di creare qualcosa di concreto per chi ne ha davvero bisogno. Partendo da questo principio, l'Associazione Openland Onlus sta in questi giorni promuovendo una collettiva di arte contemporanea, con annessa asta di beneficenza, che si svolger&#224; a Torino il 22 settembre. Numerosi gli artisti di fama che hanno concesso a titolo gratuito le loro opere per questa importante iniziativa. Tra questi Mainolfi, Fissore, Sambuy, Bisacco, Grassino, Cascella, Espinosa, Mirabel, De Moraes, Lalonde, Ferrari; artisti africani come Ndudzo e Mazebedi e molti altri nomi della scena internazionale dell&amp;rsquo;arte contemporanea.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Le opere saranno esposte presso la Galleria D'Arte Contemporanea Allegretti in via San Francesco d'Assisi 14 a Torino a partire dal 15 settembre. Il ricavato dell'evento, che vanta numerosi patrocini importanti, sar&#224; interamente investito per la realizzazione del &#8220;Progetto Kituo&#8221;, attraverso il quale Openland (con la collaborazione di quattro altre Onlus, tra cui l'Associazione Internazionale Regina Elena) ha l'obiettivo di realizzare un'officina di protesi ortopediche presso il centro di riabilitazione per bambini disabili Kituo, a Mlali, in Tanzania.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La Tanzania &#232; un paese poverissimo, con un reddito pro capite annuo di circa 220 dollari appena. In situazioni di cos&#236; grande povert&#224;, anche la quotidianit&#224; pu&#242; diventare difficile da affrontare. Openland Onlus, guidata dal suo presidente Christian Ravsbaek Bianconi, vuole garantire a questa popolazione l'accesso a cure protesiche adeguate, per migliorare la qualit&#224; della vita di coloro che hanno gi&#224; dovuto subire il trauma di una menomazione fisica. &#8220;Ho dato vita ad Openland Onlus &#8211; spiega il presidente Christian Revsbaek Bianconi &#8211; in seguito ad un doloroso percorso personale che, passando attraverso la tragica esperienza della perdita di due arti in un incidente, mi ha fatto maturare la volont&#224; di agire nei confronti di chi si trova in una situazione simile, ma non pu&#242; permettersi protesi adeguate&#8221;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;L'aiuto che Openland intende fornire non &#232; di tipo meramente assistenziale, ma ha l'ambizione di avviare un meccanismo capace di reggersi da s&#233;, coinvolgendo gli stessi africani nella gestione e nello sviluppo dei progetti. Il radicamento e l'integrazione all'interno del territorio delle opere di soccorso necessarie a rendere migliore la vita delle popolazioni in difficolt&#224; sono le prerogative principali dell'Associazione, che intende cos&#236; trasmettere ed infondere dei valori positivi reali sia nella gente a cui gli aiuti sono dedicati, sia in chi contribuisce e renderli concreti. Proprio per questo motivo, ad un anno dalla fondazione di Openland, &#232; stata organizzata l'asta di beneficenza, che mette insieme la capacit&#224; dell'arte di suscitare sentimenti profondi all'altruismo del progetto Kituo, utile quanto necessario per la gente di Mlali e del resto della Tanzania.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Insieme all'asta di beneficenza, l'associazione Openland ha inoltre promosso il premio &#8220;Hand on art&#8221;, dedicato ai giovani artisti che, grazie alla loro capacit&#224; espressiva, rivestono un ruolo fondamentale per la costruzione di un futuro migliore. Ci&#242; che vuole dimostrare l'Associazione Openland Onlus &#232; che fare del bene per il prossimo &#232; sempre ammirevole e positivo, ma solo con un progetto ben organizzato e lungimirante un aiuto pu&#242; diventare davvero utile.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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