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Renzo Arbore: non solo “Quello della notte..”

Volto noto del piccolo schermo, forse meno considerato come musicista. Un libro prova a far luce sul un versante musicale dell’artista foggiano. Biografia di Renzo Arbore / il libro: "Renzo Arbore ovvero quello della musica"

3 ottobre 2007 - Lorenzo Bianchi

Provate ad immaginare una vita spesa per la musica. Ogni tuo passo, ogni ora del tuo tempo. E parallelamente sviluppi altri progetti, magari in televisione, sulla Rai. E ottieni un successo strepitoso, inventando la seconda serata con “Quelli della notte”. Però in fondo, rimane un briciolo di amarezza, perché sono le note a scorrerti nel sangue, più che i pixel, i dati sull’auditel, le luci della ribalta che solo il mezzo televisivo sa dare. E ti dispiace venire ricordato come “Quello della notte”, e non “Quello della musica”. Questo il senso profondo della biografia musicale su Renzo Arbore, scritta dal giovane (appena 26enne) Claudio Cavallaro. Il libro, edito dalla Raro!Libri, è stato presentato martedì nella sala Notebook dell’Auditorium della Musica. Il titolo è emblematico: “Renzo Arbore, ovvero quello della musica”, una ricostruzione della carriera da musicista dell’artista foggiano, ricca di curiosità, un’ intervista inedita e tanti ricordi.

Come gli incontri di Arbore con Louis Armstrong (e il racconto dell’ unica presenza del mago del jazz al Festival di Sanremo), Ray Charles, Lucio Battisti, Roberto Murolo e Gianni Boncompagni. I vari personaggi del mondo Arbore, da Carosone a Natalino Otto, da Roberto Benigni a Massimo Troisi fino ad arrivare a Frassica, Marisa Laurito, Luciano De Crescenzo, la Melato. E in più i suoi testi, alcuni mai pubblicati prima, le foto della carriera, i primi passi nel mondo della musica, il successo planetario con l’Orchestra Italiana, l’esperienza con gli Swing Maniacs, le sue trasmissioni televisive e radiofoniche, con alcuni sketch tratti da “Bandiera Gialla”, “Per voi giovani”, “Quelli che la notte”, “Indietro tutta” fino a “Speciale per me”. E per non farsi proprio mancare nulla della galassia “arboriana” alcuni paragrafi sono dedicati ai film e alle colonne sonore de “Il Pap’occhio” e di “FFSS, ovvero che mi hai portato a fare sopra Posillipo se non mi vuoi più bene”. In appendice un album fotografico a colori, introdotto da una simpatica caricatura di Arbore disegnata da Claudio “Greg” Gregori (dei Lillo&Greg), che con Gianni Borgna ha firmato le due prefazioni. “Claudio ha fatto un bellissimo lavoro – ha dichiarato Arbore di fronte ad un nutrito numero di giornalisti – è un autore attento e preparato.

Quando voglio sapere cosa ho fatto nel 1987, telefono a Claudio e me lo faccio raccontare. Sinceramente sono molto felice che si cominci a parlare della mia carriera di musicista. Solitamente vengo ricordato come “Quello della Notte”, e molti si dimenticano di quello che ho fatto con l’Orchestra Italiana, oppure del mio lavoro assieme a Gianni Boncompagni. A questo punto della mia vita posso dire di meritarmi qualche medaglietta: con l’Orchestra abbiamo girato il mondo e rilanciato la canzone classica napoletana, in un momento di appannamento. Lo stesso dicasi della canzoni sigle a soggetto come “Ma la notte no”, un elogio del fascino della notte, e della canzone umoristica”. Tutto quello che dice l’artista è suffragato da fatti incontestabili: come quella volta che nel 1993, l’Orchestra Italiana si esibì al Radio City Hall di New York, facendo registrare un successo incredibile, oppure, nel corrente anno, i concerti a Pechino, Shangai e altre città della Repubblica Popolare Cinese.

La parola all’autore. Claudio Cavallaro, oltre ad essere un giornalista molto intraprendente (gestisce una rubrica sulla storia della musica italiana sul mensile Raro!) è anche musicista, clarinettista per la precisione. “Seguo Renzo Arbore da quando avevo sette anni – racconta Cavallaro – lo vidi in una pubblicità e subito mi innamorai della sua simpatia. Da quel momento ho cominciato a seguirlo, fino a quando non l’ho conosciuto di persona. E’ nato un bel rapporto di amicizia, e questo libro è frutto di quei racconti, dei miei appunti. E’ impossibile non definire Renzo Arbore quello della musica, perché conoscere il Renzo Arbore musicista, ma anche musicologo, musicofilo, quasi musicofago, oserei dire, vuol dire conoscere il Renzo Arbore uomo, che della musica ha fatto la compagna della sua vita e che in essa ha sempre cercato e riversato emozioni genuine e veraci”.

Presente alla conferenza assieme all’ex assessore alle politiche culturali del comune di Roma Gianni Borgna e al coordinatore editoriale della Raro!Libri Fernando Fratarcangeli, anche il giornalista Rai Michele Bovi: “il musicista Renzo Arbore è sempre venuto fuori nei suoi programmi televisivi. Perché Arbore è e rimane soprattutto un musicista”. Musica e vita. Le note, per chi ama la musica, e di musica vive, possono essere la cornice quotidiana, il pensiero che ti fa alzare la mattina, la voglia, quando arriva l’ispirazione, di prendere uno strumento, e comporre una melodia, che nella tua testa sembra orecchiabile. Il rapporto con la musica di Renzo Arbore è racchiuso in queste parole: “C’è una frase di Louis Armstrong, in riferimento al jazz, che secondo me vale per tutta la musica. “Suonare jazz è parlare col cuore. E non si può mentire”. Forse è un po’ retorico, ma secondo la mia esperienza dice la pura, sacrosanta verità”.